ph. S. Mazzotta

 

2019/2020

Stefano Mazzotta/Zerogrammi

ELEGIA (o delle cose perdute)

Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse‚ stupide come l’aria; credevo di veder tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai metà di te stesso‚ e te l’auguro‚ ragazzo‚ capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo‚ ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa. E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine‚ perché bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò che è fatto a brani.

(Il Visconte dimezzato, Italo Calvino)

I was whole and all things were natural and confused to me, stupid as the air; I thought I was seeing all and it was only the outside rind. If you ever become a half of yourself, and I hope you do for your own sake, my boy, you will understand things beyond the common intelligence of brains that are whole. You will have lost half of yourself and of the world, but the remaining half will be a thousand times deeper and more precious. And you too would find yourself wanting everything to be have to like yourself, because beauty and knowledge and justice only exists in what has been cut to shreds.

 

(Il Visconte dimezzato, Italo Calvino)

Benedetti siano gli istanti e i millimetri e le ombre delle piccole cose.

(F. Pessoa)

 

Il progetto coreografico Elegìa delle cose perdute si ispira a un corollario di letture di matrice prevalentemente esistenzialista e introspettiva, tra le quali emerge in particolare il romanzo I Poveri dello scrittore e storico portoghese Raul Brandao. 

Il paesaggio evocato da questo riferimento letterario, in bilico tra crudo, aspro, onirico e illusorio, ha la forma della nostalgia, della tedesca Sehnsucht, della memoria come materia che determina la traccia delle nostre radici e identità e, al contempo, la separazione da esse e il sentimento di esilio morale che ne scaturisce: sogno di ritorni impossibili, rabbia di fronte al tempo che annienta, commiato da ciò che è perduto e che ha scandito la mappa del nostro viaggio interiore.

Nell’indagine intorno al topos dell’esilio, il nostro desiderio è esplorare, oltre il suo significato geografico, la condizione morale che riguardi chiunque possa sentirsi estraneo al mondo in cui vive, collocandolo in uno stato di sospensione tra passato e futuro, speranza e nostalgia. Il desiderio che questa condizione reca in sé non è tanto il desiderio di un'eternità immobile quanto di genesi sempre nuove e di un luogo che resta, un luogo dove essa si anima di una rinascita che è materia viva, e aiuta a resistere, a durare, a cambiare, un luogo dove si può andare senza mai arrivare, continuamente, all’infinito.

Blessed are the moments,millimeters and shadows of the little things.

(F. Pessoa)

The choreographic project Elegìa delle cose perdute (Elegy of Lost Things) is inspired by a corollary of readings which are predominantly existentialist and introspective. Among these mostly emerges the novel Os Pobres by the portuguese author and Historian Raul Brandao.

The landscape evoked by this literary reference, on the edge between raw, sour, dreamlike and illusory, reflects a nostalgia, a Sehnsucht, a memory as  matter that traces back our roots and identity and, at the same time, the separation from them and the feeling of moral exile that arises from it: a dream of impossible returns, anger facing the time that annihilates, a send-off from what is lost and that has marked the map of our inner journey.

In the investigation about the topos of exile, our desire is to explore, beyond its merely geographical meaning, the moral condition that concerns anyone who may feel alien to the world in which he/she lives, placing him/her in a state of suspension between past and future, hope and nostalgia. The desire that nostalgia carries along is not actually the desire for a static eternity, but for  ever newer genesis and for a place that remains, a place where you experience a rebirth as a living matter, that helps you to resist, to last, to change, a place where you can go without ever arriving, infinitely.

 
 

Un lavoro ibrido nelle tecniche e nella resa, di ispirazione letteraria, in cui si assapora il passato immerso nel presente, il confine tra l’antico e il moderno, con un uso magistrale del video e della fotografia, che seguono i movimenti di danzatori e acrobati. L’insieme pare uno spunto per interrogarsi sul senso dell’esilio, fisico e/o psichico. (Caris Ienco, Persinsala)

progetto, regia e coreografia

project, direction and choreography

Stefano Mazzotta

creato con e interpretato da

created with and interpreted by

Amina Amici, Lucrezia Maimone, Simone Zambelli, Damien Camunez, Manuel Martin, Miriam Cinieri, Gabriel Beddoes, Alessio Rundeddu

e con la partecipazione speciale, al progetto filmico, di

and with the special participation, to the film project, of

Loredana Parrella, Alessio Sara Angius

 

collaborazione alla drammaturgia

collaboration to the dramaturgy

Anthony Mathieu

Fabio Chiriatti

 

progetto video

video project

Massimo Gasole/Illador Film

make up

Federica Li

vocal coaching

Elena Ledda, Simonetta Soro

luci

lights

Tommaso Contu

segreteria di produzione

production assistant

Maria Elisa Carzedda

 

produzione

production

Zerogrammi

 

coproduzione

coproduction

Tersicorea T Off (It), La meme balle – Avignon (Fr), La Nave del Duende - Cacderes (Sp), Festival Danza Estate - Bergamo (It)

 

in collaborazione con

in collaboration with

CASA LUFT, Arca del Tempo, Cooperativa Specus, Comune di Settimo S. Pietro, Comune di Selargius, Comune di Sinnai, Regione Sardegna

 

con il contributo di

with the contribution of

INTERCONNESSIONI/Tersicorea T Off, PERIFERIE ARTISTICHE - Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio - Supercinema, Tuscania, Fondazione di Sardegna

 

con il sostegno di

with the support of

Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna, Regione Piemonte, MIBAC - Ministero per i beni e le Attività Culturali