ph. S. Mazzotta

2019/2020

in cantiere

ELEGIA (o delle cose perdute)

Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse‚ stupide come l’aria; credevo di veder tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai metà di te stesso‚ e te l’auguro‚ ragazzo‚ capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo‚ ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa. E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine‚ perché bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò che è fatto a brani.

(Il Visconte dimezzato, Italo Calvino)

Un lavoro ibrido nelle tecniche e nella resa, di ispirazione letteraria, in cui si assapora il passato immerso nel presente, il confine tra l’antico e il moderno, con un uso magistrale del video e della fotografia, che seguono i movimenti di danzatori e acrobati. L’insieme pare uno spunto per interrogarsi sul senso dell’esilio, fisico e/o psichico.

(Caris Ienco, Persinsala)

Benedetti siano gli istanti e i millimetri e le ombre delle piccole cose.

(F. Pessoa)

 

Il progetto coreografico Elegìa delle cose perdute si ispira a un corollario di letture di matrice prevalentemente esistenzialista e introspettiva, tra le quali emerge in particolare il romanzo I Poveri dello scrittore e storico portoghese Raul Brandao. 

Il paesaggio evocato da questo riferimento letterario, in bilico tra crudo, aspro, onirico e illusorio, ha la forma della nostalgia, della tedesca Sehnsucht, della memoria come materia che determina la traccia delle nostre radici e identità e, al contempo, la separazione da esse e il sentimento di esilio morale che ne scaturisce: sogno di ritorni impossibili, rabbia di fronte al tempo che annienta, commiato da ciò che è perduto e che ha scandito la mappa del nostro viaggio interiore.

Nell’indagine intorno al topos dell’esilio, il nostro desiderio è esplorare, oltre il suo significato geografico, la condizione morale che riguardi chiunque possa sentirsi estraneo al mondo in cui vive, collocandolo in uno stato di sospensione tra passato e futuro, speranza e nostalgia. Il desiderio che questa condizione reca in sé non è tanto il desiderio di un'eternità immobile quanto di genesi sempre nuove e di un luogo che resta, un luogo dove essa si anima di una rinascita che è materia viva, e aiuta a resistere, a durare, a cambiare, un luogo dove si può andare senza mai arrivare, continuamente, all’infinito.

(crediti provvisori/provisional credits)

 

progetto, regia e coreografia

project, direction and choreography

Stefano Mazzotta

creato con e interpretato da

created with and interpreted by

Amina Amici, Lucrezia Maimone, Simone Zambelli, Damien Camunez, Manuel Martin, Miriam Cinieri, Gabriel Beddoes

e con la partecipazione speciale, al progetto filmico, di

and with the special participation, to the film project, of

Loredana Parrella, Alessio Rondeddu, Sara Angius

 

collaborazione alla drammaturgia

collaboration to the dramaturgy

Anthony Mathieu

 

progetto video

video project

Massimo Gasole/Illador Film

make up

Federica Li

vocal coaching

Elena Ledda, Simonetta Soro

luci

lights

Tommaso Contu

segreteria di produzione

production assistant

Maria Elisa Carzedda

 

produzione

production

Zerogrammi

 

coproduzione

coproduction

Tersicorea T Off (It), La meme balle – Avignon (Fr)

 

in collaborazione con

in collaboration with

CASA LUFT, Arca del Tempo, Cooperativa Specus, Comune di Settimo S. Pietro, Comune di Selargius, Comune di Sinnai, Regione Sardegna

 

con il contributo di

with the contribution of

INTERCONNESSIONI/Tersicorea T Off, PERIFERIE ARTISTICHE - Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio - Supercinema, Tuscania

 

con il sostegno di

with the support of

Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna, Regione Piemonte, MIBAC - Ministero per i beni e le Attività Culturali