ph. A. Amici

 

Amina Amici/Zerogrammi

LUCI DI CARNI

Tagli di luce appaiono, dov’erano prima, lì dove son sempre stati, visti per la prima volta. La natura animale come collante, appartenenza. Caravaggio ulula alla luna, il lupo è tagliato dalla stessa luce. Mani che raccontano ad un tempo il pensiero e l’evoluzione della zampa e dell’artiglio. E quella vena, quella tensione di volti e vita mortale, concreta, fermati lì sulla tela dalle visioni del Merisi.

(Bruno de Franceschi)

Mani, lupi, Caravaggio. Luci di carni è una creazione per cinque interpreti che nasce dalla connessione di tre SALIENZE: il potere di trasmissione delle mani, i branchi di lupi e l’opera di Caravaggio. Come se da un continuo e denso movimento emergessero, affiorassero in scena dualità che connettono tra loro queste tre fascinazioni: animalità e tecnica, effimero e seduzione, luce e ombra.

Partendo da questo sostrato, in cui gli elementi sono interconnessi, in continua trasformazione e in relazione causale tra loro, affiorano situazioni, fatti, manifestazioni di queste tre salienze iconografiche e non.

La performance gioca su una celata modifica di ruoli all’interno di un “ecosistema”, una continua variazione di configurazione geografico-spaziale che riguarda anche il tema della trasmissione di conoscenze coreografiche codificate e non codificate.

Corpi che appaiono e poi sfumano per poi apparire di nuovo.

Corpi spogli, sapori germinali, che tagliano, ondeggiano, ricercano nell’aria ubriaca la cattura del proprio corpo nudo. Sembra che si annusino come fanno i lupi per riconoscersi. I lupi, cultori della sensualità, delle sostanze tangibili e corporali, in una marca di odori e terre vibratili in cui figure e forme non hanno perimetro, vivono tra luce e ombra momenti che si irradiano nel rischio e nell’assenza. Spruzzi di “carni”, tra un brulicare di fantasmi, presentano la fonte luce.

Macchie scintillanti si esibiscono in un sol ritmo sciogliendosi, come in un vortice, incidendo come tagli sulla tela. Il flusso di “carni” continua in un susseguirsi di fotogrammi, dove l’accadimento rituale del vestirsi e svestirsi indica il nuovo.

Ritmi di passi più sicuri. I segni transitano nello spazio e nel tempo per definire e dichiarare ciò che siamo e volgiamo essere. Ognuno sceglie un luogo. Fermi come in un quadro delimitano un fulcro fruibile e colmabile di loro e nostre istanze. Gli sguardi sono per noi, gli occhi ci guardano, la musica bellissima, sorge e fa risorgere, mette in piedi, innalza.

Si sente ineffabile la presenza della notte e del giorno, della fine e dell’inizio in un crescendo di significati, luci e ombre, dove l’essere si scopre nudo dinanzi alla vita.

Anna Maria Clementi

 
 

produzione/production 2019

disponibilità/availability 06.2019

genere/genre TEATRODANZA/DANCETHEATRE

durata/duration 50 min.

pubblico/audience +14

scena/stage MEDIUM TO LARGE HALL/SUITABLE FOR PLEIN AIR AND SITE SPECIFIC

staff artistico e tecnico in tour/artistic and technical team on tour 5+1

trasporto scenografie e materiali/prop transportation AL SEGUITO/PROVIDED BY THE COMPANY

montaggi/set up lights and scenes 1 d.

smontaggi/disassembly 3 h

progetto e coreografia

project and choreography

Amina Amici

creato con e interpretato da

created with and interpreted by

Francesca Cinalli, Andrea de Luca, Riccardo Micheletti, Cinzia Sità, Amina Amici

consulenza drammaturgica

dramaturgical advice

Carlotta Scioldo

musiche originali

original music composed by

Bruno de Franceschi

disegno luci

light design 

Francesco Dell’Elba

collaborazione alla scenografia

collaboration to the scenography 

BATNA Studio

produzione

production

Zerogrammi

con il contributo di

with the contribution of

HOME Centro Creazione Coreografica – progetto residenze Dance Gallery Perugia, Workspace Ricerca X, Research & Dramatury, Lavanderia a Vapore

 

con il sostegno di

with the support of

Regione Piemonte, MIBAC