ph. S. Mazzotta

2022
Amina Amici/Zerogrammi

MAGNIFICAT

Ed io? Io che son carne, cuore e fiato rappreso?
Io? Che son unghie e denti e pelle che si trasforma in cipolla in aceto dissipata? Io, che ti ho portato come un tatuaggio, come una ruga? (Bruno de Franceschi)
And me? It is I who am flesh, hearth and dried-up breath? Me? I am nails and teeths and skin turning into onion in dissipated vinegar? Me, holding you like a tattoo, like a wrinkle? (Bruno De Franceschi)

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In Magnificat Amina Amici riprende e prosegue lo studio sulla figura della Vergine Maria, attraverso uno sguardo laico, in una duplice ricerca: quella sul femminile e quella sulla scrittura coreografica a partire da studi e suggestioni pittorico-iconografiche.

Ci si domanda cosa potesse pensare intimamente Maria, cosa abbia potuto provare in seguito a eventi di vita così straordinari, e infine, come tutto questo si sia inscritto nel suo corpo.

La ricerca intorno a questa figura iconografica inizia nel 2003 con il solo Stabat Mater che apre il ciclo di assoli su “Maria o dell’appartenenza”.

Seguiranno poi sullo stesso tema - quello del femminile e il sacro - il duo “Per tre corpi forse, prologue” e il duo Stabat Mater di Rheinberger firmato con la danzatrice e coreografa Ivana Petito.

Il movimento di un dipinto, un frammento di spazio-tempo dei pensieri più intimi di Maria, di una giovanissima donna, in relazione agli  accadimenti della sua vita straordinaria, incredibile forse da percepire e da concepire.

Un luogo, non luogo, sul crinale tra astrazione e concretezza.

Qual era il suo stato emozionale, com’era il suo sguardo e il suo cuore battente nella velocità della paura, probabilmente, nell’incontro con l’Arcangelo?

Maria tramite tra il terreno e il divino; il punto di vista della donna madre, dell'archetipo, una donna comune e mortale.





In Magnificat Amina Amici resumes and continues the study on the figure of the Virgin Mary, through a laic gaze, in a double research: one on the female and the other on the choreographic writing starting from studies and pictorial-iconographic suggestions.

One wonders what Mary might have thought intimately, what she could feel following such extraordinary life events, and finally, how all this was inscribed in her body.

The research around this iconographic figure began in 2003 with the solo “Stabat Mater”, which opens the cycle of solos on "Maria o dell’appartenenza".

Then on the same theme - that of the feminine and the sacred – will be followed by the duo “Per tre corpi forse, prologue” and the “Stabat Mater” duo of Rheinberger signed with the dancer and choreographer Ivana Petito.

The movement of a painting, a fragment of space-time of the most intimate thoughts of Mary, of a very young woman, in relation to the events of her extraordinary life, probably astonishing to perceive and conceive.

A place, a non-place, on the ridgeline between abstraction and concreteness.

Which was her emotional state, which was her gaze and her heart beating in the speed of fear, probably in the encounter with the Archangel?

Mary as intermediary between the earthly and the divine; the point of view of the woman mother, of the archetype, an ordinary and mortal woman.




(in via di definizione/under definition) progetto, coreografia e interpretazione / project, choreography and dance Amina Amici | consulenza drammaturgica / dramaturgical advice Doriana Crema, Stefano Mazzotta | musiche originali / original music composed by Bruno de Franceschi | disegno luci / light design Tommaso Contu | produzione / production Zerogrammi | coproduzione/coproduction Dance Gallery / Festival Umbria Danza | in collaborazione con / in collaboration with Studio d'Action Theatrale/Theatre du Galpon | con il sostegno di / with the support of TAP_Torino Arti Performative, Regione Piemonte, MIC_Ministero della cultura