ph. S. Mazzotta

 

2009/2010

Stefano Mazzotta e Emanuele Sciannamea/Zerogrammi

MAPPUGGHJE

Lontano lontano nel tempo
Qualche cosa
Negli occhi di un altro
Ti farà ripensare ai miei occhi
I miei occhi che t'amavano tanto.

(Luigi Tenco)

Le mappugghje sono, nel dialetto salentino, le carabattole, cianfrusaglie, quelle cose che si accumulano nel portafogli, nei cassetti, in scatole di latta, cose che si conservano a dispetto del poco valore materiale. Ad esse affidiamo pezzetti di cuore, di viaggi, di ricordi, e gli chiediamo di custodirli nell'attesa di essere pronti per metterle in soffitta. Un'attesa che una singolare Penelope, personaggio di questo racconto narrato per corpo e voce, vive nell'immobilità di una piccola casa. Da tempo immemorabile e con devozione attende. In silenzio si muove tra le mappugghje del suo cuore, nel tentativo di recuperarne la trama, inesorabilmente destinata a sciogliersi come zucchero nell’ennesima tazzina di caffè. Tela essa stessa,“trama” senza cui lo sposo Ulisse non sarebbe che un eroe disperato che vaga senza meta, ci narra, con la stessa assenza di ordine cronologico di una Molly Bloom, la sua “visione” di donna seduta e paziente, il suo fare e disfare di valige, il viaggio simbolico che essa compie inseguendo e apprendendo la magia insita nella“piccola” vita quotidiana, attraverso un nomadismo interiore che è solitario attento ascolto di sé e del domestico, terreno, sicuro mondo circostante. Nell’attesa sperimenta sè stessa (poiché colui che attende trova, mentre la non-attesa garantisce soltanto la non-scoperta). In un ripetersi di gesti, in un consolidarsi di abitudini, il suo stare nutre il tempo interiore della conoscenza, nutre la sua anima, la sua capacità di ascolto. Nel frattempo le mappugghje si conservano, si accumulano, si sostituiscono, in un rincorrersi di tempi sovrapposti dove anche la scena si trasforma, si organizza in funzione di un aspettare che a tratti sembra vano, a tratti nostalgico, a volte persino compiaciuto. Eppure imprevedibile, dinamico, riflessivo, un “vagare” che ci prospetta la protagonista come un “Ulisse senza Itaca”, venuta meno all'inesauribile fluire dei giorni, come un bicchiere dentro cui versiamo acqua, e nonostante ciò mai colmo. E' dunque questa la cronaca di un viaggio immobile, uno stare in tensione, in at/tensione, in at/tesa. Una dimensione del noùs umano che sostituisce “femminile” accoglienza e comprensione a “maschile” intrusione e conquista. Uno stare saldamente legata alla terra, come il tronco d'Ulivo su cui Ulisse inchiodò il suo letto nuziale. In osservazione della minuscola parte di mondo che non supera l'orizzonte dello sguardo e, in esso il suono del silenzio che precede un ritorno atteso e, in questo silenzio, il rumore gentile della risacca e del vento, quello dei polmoni che si riempiono d'aria e del sangue che fluisce nelle vene, il suono del legno che vive e scricchiola, di cui solo chi ha tempo per attendere può partecipare. Questo lavoro, frutto di due anni di ricerca scanditi in residenze coreografiche realizzate tra Italia e Portogallo, vede coesistere in scena due differenti linguaggi in dialogo fra loro, la danza e la prosa, collocandosi in uno spazio di indefinibilità di genere, non danza e non teatro ma entrambi i linguaggi cuciti in due racconti paralleli e “incidentalmente” legati. La sua struttura narrativa intende rispondere alla precipua scelta drammaturgica di un tempo spazio non lineare, di un disordine cronologico che sostituisce a logica e direzione nel viaggio per mare dell'eroe Ulisse, il complesso, ricco vagabondaggio interiore della sposa in attesa. Accade così che la donna sia in scena, al tempo stesso, la giovane Penelope all'alba di un solitario aspettare di là da venire (il corpo della danzatrice Chiara Michelini) e la donna anziana che ha indefinitamente atteso e che, non sempre lucida, dimentica talvolta dell'oggetto di questo persistente attendere, è pronta a farci partecipi, attraverso la voce dell'attrice Maria Cristina Valentini, del suo appassionato, amorevole, a tratti disilluso diario di viaggio. (S. Mazzotta)

The project Mappugghje is a work of dance and voice which has the purpose to investigate, through the mixing of different languages, the theme of Love and its most “extreme” expressions and inflections. The main character of this tale is Homer's Penelope who, with the same impersonality and lack of chronological order of Molly Bloom, expresses the point of view of a neglected woman, seated in constant waiting, packing and unpacking her suitcase, delaying her decisions and loving a man who is reduced to a mere idea sweetened by time. In the dialect spoken in the Salento region, the word mappugghje indicates the bits and pieces, the odds and ends, all the things that we put in wallets, drawers, tin boxes and that we keep regardless their little material value. To these objects we entrust pieces of our hearts, of our journeys and memories, asking them to preserve them, while we wait to feel ready to thrust them all in the attic. Waiting is what the character of this duo for body and voice does, a peculiar Penelope who lives in the stillness of a little house. Quiet and patient, she moves among the mappugghje of her heart, trying to retrieve a thread of it which is inevitably bound to melt with the sugar of her umpteenth coffee. Since immemorial time, Penelope devoutly waits. And in the meantime she learns to experiment herself (because if you wait you'll find, but if you don't, you'll never discover anything). Her staying nourishes the inner time of knowledge, nourishes her soul and her ability to listen. The choreography is enclosed into a “restrained” space and is made of crooked movements, of repeated gestures simulating small domestic urgencies, then suddenly evolving towards different worlds, far from that diminutive space. Short travels among tiny movements. The silence, the time of non-doing, the time of memories, the waiting, eyes looking around. Sitting impatiently and imagining the great return. Waking up. A coffee. Dressing herself. Remembering to take the comb, the black rubber bands, the small hairpins and hairgrips left on the table, then setting down in front of the mirror... Waiting... Braiding her hair, wearing a string of pearls, turning it twice around her neck, putting on a pair of shoes worn off by stillness. Waiting. Doing herself up. Always. For Love. Looking out at the sea. Feeling something slipping away. Loving. Waiting while waiting. And in the meantime putting some sugar in a cup of coffee. (…) Penelope's act of staying is an empty waiting and, as such, it is full of an inconceivable potential. It is the discovery of the smallest facets, the attention given to the sound of silence preceding an awaited return and, in this silence, she listens to the gentle undertow of the sea, the whisper of the wind, her lungs filling with air, the blood rushing through her veins, the wood alive and creaky and all the sounds that can be heard only by those who have time to wait. (S. Mazzotta)

 
 

(...) Danca, Teatro e mimica ligados como argamassa. A musica e dolente, mas Penelope revela uma fisicalidade de desenho animado. Tiques nervosos, actoshistericos, umamaoqueescorrega no joelho e leva o corpo atras.

(K. Gomes, Publico)

 

(...) Musiche retrò, coreografie di movimenti 'sghembi' e attimi di vera poesia.

(F. Audisio, KLP)

 

 

info&credits

progetto

project

Stefano Mazzotta

regia e coreografie

direction and choreography

Stefano Mazzotta, Emanuele Sciannamea

con

with

Chiara Michelini, Maria Cristina Valentini

collaborazione all'allestimento

collaboration to the direction

Martim Pedroso, Chiara Guglielmi

testi e drammaturgia

dramaturgy

Fabio Chiriatti

costumi, scene e luci

costumes, scenes and lights

Stefano Mazzotta

produzione

production

Zerogrammi

coproduzione

coproduction

O Espaco do Tempo (Pt), Spazi Per La Danza  Contemporanea (ETI), Centro de Artes performativas do Algarve Devir Capa (Pt), Pim Spazio Scenico (It)

con il sostegno di

with the support of

Moovin'UP (Gai, Mibac, Ministero della Gioventù), Regione Piemonte, MIBAC

un ringraziamento a

thanks to

Dimora Coreografica (It), Atelier REAL (Pt)