ph. L. Cagnotto

2016

in distribuzione

NON ME LO SPIEGAVO IL MONDO

Ciò che appare ingenuo e naturale
ci rende coscienti delle nostre mutilazioni

Theodor W. Adorno

“Non me lo spiegavo, il mondo” è una  performance visiva con l’ innesto di danza contemporanea. I corpi di due donne dalle forme quasi identiche escono da due masse di materia verde e crepitante che lentamente perde peso svuotandosi. La parte inferiore del corpo coperta da una grande gonna verde, il torso nudo, la testa incoronata dal bianco palco di un giovane cervo, le due creature antropomorfe creano un misterioso dialogo con il pubblico che le osserva.  A livello concettuale il pezzo trae ispirazione da alcuni aforismi contenuti nei "Minima Moralia" del filosofo T.W. Adorno. "NON ME LO SPIEGAVO, IL MONDO"  si propone quindi come una meditazione coreografica sulla concezione di Natura avvertita come “ immagine di verità sotto due determinazioni: come identità o natura arcaica (ciò che noi fummo) e come riconciliazione o natura redentrice (ciò che torneremo ad essere). La distanza che separa l’uomo dalla felicità e dalla conciliazione futura è la stessa che lo separa dalla su arcaica innocenza (…)  All’idea della natura arcaica ci guida l’arte e l’amore per l’ingenuità e l’infanzia. Ciò che oggi si contempla senza paura nell’arte era un tempo potenza magica venerata con terrore (…) perdendo la sua onnipotenza e la sua aura sacrale, l’oggetto del giudizio estetico conserva intatto il suo incanto. Dal lato opposto, lo sguardo dello spettatore civilizzato perde ogni soggezione feticista e si purifica nella contemplazione disinteressata. In tal modo l’arte capovolge l’antica onnipotenza della natura nella speranza utopica della conciliazione. Il bello, come diceva Kant, diventa simbolo del bene.”
Attraverso una grammatica di gesti speculari, richiami, metafore e simboli,  "NON ME LO SPIEGAVO, IL MONDO" lascia allo spettatore la scelta se abbandonarsi all'immediata e unica bellezza visiva del mostrato o seguirne le tracce verso un non-detto e un non-rivelato tanto ricco di suggestioni quanto spaesante nella sua fitta rete di rimandi simbolici. In questa performance si assiste ad un  rivelarsi che non è soltanto performativo, ma anche simbolico ed emotivo, come il tentativo di riconoscersi nel corpo e nello sguardo dell’altro. Una tensione al dettaglio visivo e sonoro, una disposizione ad entrare in modo totalmente soggettivo attraverso un tempo-ritmo condiviso. Questo tipo di “sentire” costituisce il punto d’incontro tra evento e spettatore. Quest’ultimo, attraverso un volontario atto di percezione che scardina il quotidiano, diventa parte integrante dell’evento e ne restituisce la poeticità, breve frammento rivelato nell'ordinario.

 

crediti

ideazione e coreografia

project and choreography

Francesca Cola

interpreti

interpreters

Giulia Ceolin, Francesca Cola


musiche

music

Tomat, Huun-Huur-Tu

elementi di scena

sets

Eleonora Diana

light design

Eleonora Diana

fotografia

photography

Leana Cagnotto

produzione

production

PERFORMA FESTIVAL CH

produzione esecutica

executive production

Zerogrammi