mazzotta sciannamea | zerogrammi 2008

inri

Première&Coproduzione
FESTIVAL ORIENTE OCCIDENTE 2009
MIGLIOR SPETTACOLO "APULIARTE FESTIVAL 2012"

La liturgia, nei modi, nei segni che si ripetono, nelle intonazioni, diventa danza di mani giunte e ginocchia gonfie, canto di preghiere imparate a memoria in latino, fruibili nelle più goffe reinterpretazioni. I gesti e i suoni del rito rimangono detti a metà, per il timore di sbagliare, di peccare, in una teologia dove si mettono le mani in avanti prima che il peccato, sempre nascosto surrettizio dietro l’angolo, ci si stampi in faccia.

 

(Fabio Chiriatti)

 

sinossi

I personaggi di questo racconto, dai colori grotteschi, paradossali, improbabili pur nella loro veridicità, si muovono sulla scena in un percorso temporale che imita quello di una sgangherata liturgia. Parlano di una religione dai tratti “meridionali”, che profuma di mandarini sui presepi, che risuona di bolero nelle piazze dopo le sacre processioni, una religione di docili vecchiette rosario-munite ancora bardate in nero, il cui Dio, dopo la benedizione nel luogo imputato, le raggiunge tra le cose domestiche. C'è, nel loro mettere in danza le parole e il silenzio, una lingua del corpo in ostensione, una coreografia di passi, ora dolorosi, ora angelicati, giocata nella parodia di un bigottismo religioso e quotidiano che appartiene alla nostra cultura. C'è un universo sacro e profano, crudele e tenero, ironico e tragico nella liturgia di gesti, di genuflessioni sghembe, di posture scomode, di sgrammaticate maschere espressive che trasudano una goffaggine innocente. Nei dettagli di mani in preghiera alimentate da vorticosi e ipnotici roteamenti di bauschiana memoria; negli estatici fermo-immagine di bocche e occhi. Nelle liturgie di gambe e braccia assurte a Crocifissione, e ad una barocca Deposizione, che rimandano a icone popolari. Ci sono suoni e voci di paese, di processioni di Madonne, di litanie e rosari profumati, di un Agnus Dei struggente sulle cui note la danza stordisce e ammalia. C'è il rumore della quiete mistica, e la sospensione del miracolo pregato; c'è l'isteria dei muscoli contratti e delle schiene scoperte, e infine dei due corpi esposti a denudamenti, che rivelano la vuotezza di una pratica religiosa sterile. C'è in tutto questo, infine, un senso d'attesa perenne, incolmabile, in quella terra desolata, eppure abitata di visioni, dell'anima bisognosa di spiritualità.

(Giuseppe Distefano | IL SOLE 24 ORE)

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(...) En travesti, con sottovesti nere, polpacci maschili ben visibili, veli in testa, borsette di cartone piene zeppe di ceri rossi e ampolle di vino tentatrici, i due esilaranti e diversissimi performer tralasciano gli accessori di un'irriverenza dolcemente innocente e mai blasfema, in una energica danza di genuflessioni, gesti votivi, mani giunte, anche avvinte in un corpo a corpo drammatico. E giungono nudi alla leggerezza purificata del loro Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum. (M. Guatterini, Il Sole 24 Ore)

(...) Definitely one of this Singapore Festival's top shows!

(Y. Sheng, The Flying inkpot)

 

(...) Due interpreti che mostrano al pubblico la loro eleganza, la loro armonia e la loro ironia in uno spettacolo che dal 2008 non ha smesso di arricchirsi attraverso l’Italia.

(D. Jaccod, La Stampa)

Inri is a celebration – never ever disrespectful – of the power of believing.

(N. Koh, The Business Times)

 

(...) Inri è uno spaccato di vita che, pur nella sua stilizzazione e nell’uso essenziale, quasi astratto, di simboli e momenti topici, si consegna nelle mani dello spettatore in modo sorprendentemente diretto e complice, affidandosi non solo alla forza espressiva di situazioni e figure caricaturali ma anche alla verità intrinseca che ognuna di esse custodisce.

(A. Giuliani, Nucleo Artzine)

una drammaturgia a cura di Fabio Chiriatti

 

Si va e si viene dalla chiesa per sfuggire alla monotonia del tempo che passa tutto uguale. Alla noia delle mura domestiche e a quei quattro gatti messi in croce che aspettano la loro razione di bestemmie quotidiane. Alzarsi e sedersi come una danza di corteggiamento. Il duro legno della panca restio ad accogliere i segreti e le confidenze di carne, ossa e respiri del corpo così pronto a mortificarsi nei suoi angoli più sostanziosi. E' sudore ciò che il sacello delle mani giunte custodisce. Struscio di nylon contro cuoio quel piede che va in cerca del polpaccio come di un nemico, come in una faida tra famiglie. Lo indaga dal ginocchio alla caviglia per cercare il punto più carnoso e pendere dal culmine della curva pregando una preghiera di perdono. È sudore ciò che il sacello delle mani giunte custodisce. Sciolgono loro nodi per legarsi nelle spine dei rosari di plastica colorata, vetro e perline. Accompagnano con aliti di voce questo processo, dettandone i tempi con fiati rauchi e sommessi. Le voci si fondono una con l'altra, i fiati si regolarizzano in una meccanicità di sterni, tessono una rete che avvolge tutto. Il fuori cessa di esistere, il sole, la luce, le cicale, i muri bianchi non penetrano la rete a maglia stretta fatta di aliti e sudori. All'interno tutto si fa oro e silenzio. Le voci del coro ancora nelle orecchie. Fuori, in un mondo di sacra voluttà, è rumore di piume che rapisce, è odore di cannella, seduttivo, che cerca la strada più breve per inebriare. All'orecchio sussurra parole sconce. Nell'estasi della visione tra fiati di bande e Api Piaggio 50 colme di dolci bianchi e neri, esplode in bocca il tumefatto e scioglievole sapore di cacao e granella di nocciola . Fuori è peccato. Le mille luci delle luminarie sembrano i granelli colorati del rosario, per ognuna di esse si sciolgono in bocca dieci ave maria, in fretta in fretta che le cose a cui pensare sono ben altre. La banda diventa le mille polifonie degli ambulanti accompagnati dalle percussioni degli alti tacchi delle femmine. Fame e sete agitano il ventre. Le arzille vecchiette in chiesa sciolgono rosari e smuovono ventagli; quasi che l'aria doni alla preghiera più forza, che le sollevi direttamente dalla bocca e le porti verso Dio. Alte e dritte. Le stesse, nel segreto delle loro case, si prodigano in inusuali forme di preghiere private fatte di alcool scadente, comprato nei discount e mentine e caramelle, messe lì per mascherare il tutto. Come ceri accesi alla Santa in segno di devozione. È questa la pace a cui il prete consegna i fedeli. Il sangue si unisce alla banda di fiati che inneggia a chiunque nel delirio e nell'incuranza generale. Delle loro sbavature il responsabile è il naso implacabile del maestro, troppo curioso e smanioso, avvezzo al vizio e troppo convinto della poetica insita nella neve. L'abominio più grande in tutto questo, che varrà anni di espiazione compiaciuta, è che Dio sia presente, ed assista e rida. È un rosario fatto di mandorle e zucchero, noci e castagne secche, sacchi di yuta e pesi d'ottone. È un rosario da pregare con la lingua, tra dente e dente. La preghiera si eleva e soddisfa il bisogno di andare incontro alla liturgia delle parole sgangherate, che vivono e rimbalzano da quelle mura come i versi di un qualche animale a scelta. Gli occhi si compiacciono e si rassicurano al tempo stesso nel vedere le posizioni assunte dai santi rossi. È un moto di gioia quello che sorprende della loro fissità di ardito gesso che a confronto è cosa ben più sopportabile l'alzarsi e sedersi su panche moleste.

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info e

crediti

 

progetto/project

Stefano Mazzotta

creazione/creation

Stefano Mazzotta, Emanuele Sciannamea

con/with

Chiara Guglielmi, Stefano Mazzotta

drammaturgia/dramaturgy

Fabio Chiriatti

musiche, luci, costumi e scene/music, costumes and scenes

Stefano Mazzotta

produzione/production

Zerogrammi

coproduzione/corpoduction

Festival Oriente Occidente (It), La Piattaforma (It)

con il sostegno di/with the support of 

Regione Piemonte, Mibac

un ringraziamento a/thanks to 

Dimora Coreografica (It)

progetto partecipante a/project participant to 

Anticorpi XL - Network Giovane Danza d'Autore

con il contributo di/with the contribution of

Festival Interplay

produzione/production 2008

disponibilità da/availability since 11.2008

genere/genre TEATRODANZA/DANCETHEATRE

durata/duration 50 min

pubblico/audience +11

scena/stage SMALL TO MEDIUM HALL

staff artistico e tecnico in tour/artistic and technical team on tour 2+1

trasporto scenografie e materiali/prop transportation AL SEGUITO/PROVIDED BY THE COMPANY

montaggi/set up lights and scenes 1 d.

smontaggi/disassembly 3 h