zerogrammi

INRI

I personaggi di questo racconto, dai colori grotteschi, paradossali, improbabili pur nella loro veridicità, si muovono sulla scena in un percorso temporale che imita quello di una sgangherata liturgia. Parlano di una religione dai tratti “meridionali”, che profuma di mandarini sui presepi, che risuona di bolero nelle piazze dopo le sacre processioni, una religione di docili vecchiette rosario-munite ancora bardate in nero, il cui Dio, dopo la benedizione nel luogo imputato, le raggiunge tra le cose domestiche. C'è, nel loro mettere in danza le parole e il silenzio, una lingua del corpo in ostensione, una coreografia di passi, ora dolorosi, ora angelicati, giocata nella parodia di un bigottismo religioso e quotidiano che appartiene alla nostra cultura. C'è un universo sacro e profano, crudele e tenero, ironico e tragico nella liturgia di gesti, di genuflessioni sghembe, di posture scomode, di sgrammaticate maschere espressive che trasudano una goffaggine innocente. Nei dettagli di mani in preghiera alimentate da vorticosi e ipnotici roteamenti di bauschiana memoria; negli estatici fermo-immagine di bocche e occhi. Nelle liturgie di gambe e braccia assurte a Crocifissione, e ad una barocca Deposizione, che rimandano a icone popolari. Ci sono suoni e voci di paese, di processioni di Madonne, di litanie e rosari profumati, di un Agnus Dei struggente sulle cui note la danza stordisce e ammalia. C'è il rumore della quiete mistica, e la sospensione del miracolo pregato; c'è l'isteria dei muscoli contratti e delle schiene scoperte, e infine dei due corpi esposti a denudamenti, che rivelano la vuotezza di una pratica religiosa sterile. C'è in tutto questo, infine, un senso d'attesa perenne, incolmabile, in quella terra desolata, eppure abitata di visioni, dell'anima bisognosa di spiritualità. (Giuseppe Distefano)

The characters of this story, whose colors are grotesque, paradoxical, and improbable in their veracity, move on stage emulating a bizarre liturgy: a ceremony where (as in the deepest traditions of southern Italy) the sacred easily mingles with the profane, where religion smells of tangerines over Christmas cribs, where the Bolero echoes through the squares after holy processions. They describe a religion of devoted old rosary-bearing women wearing black clothes, whose God, after being blessed, follows them into their homes and everyday life. In the way they transform words and silence into dance, there is language of exposed bodies, a choreography of steps, now painful, now angelic, played as a parody of religious and daily sanctimony that belongs to our culture. There is a sacred and profane, cruel and tender, ironic and tragic universe in the liturgy of gestures, of askew genuflections, of awkward postures, of crooked forms of expression which exude an innocent clumsiness. In the details of praying hands powered by swirling and hypnotic designs reminiscent of Pina Bausch's dance. In the ecstatic stop-motions of mouths and eyes. In the liturgies of legs and arms put in Crucifixion, and a Baroque Deposition, which refer to popular icons. There are sounds and voices from small villages, processions of Virgins, litanies and scented rosaries, an ardent Kyrie Eleison on which the dance stuns and charms. There is the sound of a quiet mysticism, and the suspension of any miracle, there is hysteria of muscles and nude backs. Finally, there is in all this, in that wasteland, yet inhabited by visions, a sense of immortal and deep wait of the soul in search of spirituality. (Giuseppe Distefano)

 

Première&Coproduction

FESTIVAL ORIENTE OCCIDENTE 2009

BEST CREATION "APULIARTE FESTIVAL 2012"

 

(...) En travesti, con sottovesti nere, polpacci maschili ben visibili, veli in testa, borsette di cartone piene zeppe di ceri rossi e ampolle di vino tentatrici, i due esilaranti e diversissimi performer tralasciano gli accessori di un'irriverenza dolcemente innocente e mai blasfema, in una energica danza di genuflessioni, gesti votivi, mani giunte, anche avvinte in un corpo a corpo drammatico. E giungono nudi alla leggerezza purificata del loro Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum.

(M. Guatterini, Il Sole 24 Ore)

(...) Definitely one of this Singapore Festival's top shows!

(Y. Sheng, The Flying inkpot)


(...) Due interpreti che mostrano al pubblico la loro eleganza, la loro armonia e la loro ironia in uno spettacolo che dal 2008 non ha smesso di arricchirsi attraverso l’Italia.

(D. Jaccod, La Stampa)


(...) Inri is a celebration – never ever disrespectful – of the power of believing.

(N. Koh, The Business Times)

(...) Inri è uno spaccato di vita che, pur nella sua stilizzazione e nell’uso essenziale, quasi astratto, di simboli e momenti topici, si consegna nelle mani dello spettatore in modo sorprendentemente diretto e complice, affidandosi non solo alla forza espressiva di situazioni e figure caricaturali ma anche alla verità intrinseca che ognuna di esse custodisce.

(A. Giuliani, Nucleo Artzine)

 

Si va e si viene dalla chiesa per sfuggire alla monotonia del tempo che passa tutto uguale. Alla noia delle mura domestiche e a quei quattro gatti messi in croce che aspettano la loro razione di bestemmie quotidiane. Alzarsi e sedersi come una danza di corteggiamento. Il duro legno della panca restio ad accogliere i segreti e le confidenze di carne, ossa e respiri del corpo così pronto a mortificarsi nei suoi angoli più sostanziosi. E' sudore ciò che il sacello delle mani giunte custodisce. Struscio di nylon contro cuoio quel piede che va in cerca del polpaccio come di un nemico, come in una faida tra famiglie. Lo indaga dal ginocchio alla caviglia per cercare il punto più carnoso e pendere dal culmine della curva pregando una preghiera di perdono. È sudore ciò che il sacello delle mani giunte custodisce. Sciolgono loro nodi per legarsi nelle spine dei rosari di plastica colorata, vetro e perline. Accompagnano con aliti di voce questo processo, dettandone i tempi con fiati rauchi e sommessi. Le voci si fondono una con l'altra, i fiati si regolarizzano in una meccanicità di sterni, tessono una rete che avvolge tutto. Il fuori cessa di esistere, il sole, la luce, le cicale, i muri bianchi non penetrano la rete a maglia stretta fatta di aliti e sudori. All'interno tutto si fa oro e silenzio. Le voci del coro ancora nelle orecchie. Fuori, in un mondo di sacra voluttà, è rumore di piume che rapisce, è odore di cannella, seduttivo, che cerca la strada più breve per inebriare. All'orecchio sussurra parole sconce. Nell'estasi della visione tra fiati di bande e Api Piaggio 50 colme di dolci bianchi e neri, esplode in bocca il tumefatto e scioglievole sapore di cacao e granella di nocciola . Fuori è peccato. Le mille luci delle luminarie sembrano i granelli colorati del rosario, per ognuna di esse si sciolgono in bocca dieci ave maria, in fretta in fretta che le cose a cui pensare sono ben altre. La banda diventa le mille polifonie degli ambulanti accompagnati dalle percussioni degli alti tacchi delle femmine. Fame e sete agitano il ventre. Le arzille vecchiette in chiesa sciolgono rosari e smuovono ventagli; quasi che l'aria doni alla preghiera più forza, che le sollevi direttamente dalla bocca e le porti verso Dio. Alte e dritte. Le stesse, nel segreto delle loro case, si prodigano in inusuali forme di preghiere private fatte di alcool scadente, comprato nei discount e mentine e caramelle, messe lì per mascherare il tutto. Come ceri accesi alla Santa in segno di devozione. È questa la pace a cui il prete consegna i fedeli. Il sangue si unisce alla banda di fiati che inneggia a chiunque nel delirio e nell'incuranza generale. Delle loro sbavature il responsabile è il naso implacabile del maestro, troppo curioso e smanioso, avvezzo al vizio e troppo convinto della poetica insita nella neve. L'abominio più grande in tutto questo, che varrà anni di espiazione compiaciuta, è che Dio sia presente, ed assista e rida. È un rosario fatto di mandorle e zucchero, noci e castagne secche, sacchi di yuta e pesi d'ottone. È un rosario da pregare con la lingua, tra dente e dente. La preghiera si eleva e soddisfa il bisogno di andare incontro alla liturgia delle parole sgangherate, che vivono e rimbalzano da quelle mura come i versi di un qualche animale a scelta. Gli occhi si compiacciono e si rassicurano al tempo stesso nel vedere le posizioni assunte dai santi rossi. È un moto di gioia quello che sorprende della loro fissità di ardito gesso che a confronto è cosa ben più sopportabile l'alzarsi e sedersi su panche moleste.

 
 

You go to and from the church to escape the monotony of time that flows always the same. To the boredom of the domestic walls and to those four cats put on the cross waiting for their portion of daily blasphemies. Standing up and sitting like a courtship dance. The hard wood of a bench is reluctant to accept the secrets and confidences of flesh, bones and breaths of the body. The body looks ready to mortify itself in its most tangible corners. Like a shrin the joined hands hold sweat. The rustling nylon in contact with skin, that foot looking for the calf like an enemy, like a dissension between families. It goes from the knee to the ankle to find the most fleshy point, hanging from the top of the curve, praying for a forgiveness prayer. Like a shrin the joined hands hold sweat. They untie their knots to bind to the thorns of rosaries made out of colored plastic, glass and beads. They accompany this process with a whisper of voice, giving a rhythm through raucous and hushed breaths. Voices merge to each other, breaths are along with the chests’ beats, they weave a net that involves everything. The outside ceases to exist, the sun, the light, the cicadas, the white walls do not penetrate the tight-knit net made of breaths and sweats. Inside, everything is gold and silence. The voices of the choir still in the ears. Outside, in a world of sacred voluptuousness, there is the captivating sound of feathers, the cinnamon smell, seductive, looking for the shortest way to inebriate you. Dirty words are whispered in the ear. In the ecstasy of this vision between wind instruments of a band and Api Piaggio 50 full of black and white sweets, the swollen and melting cocoa flavour and hazelnut grain explode in the mouth. Outside everything is sinful. The thousands lights look like the colored grains of the rosary, for each of them ten Ave Maria melt in your mouth, as fast as possible since we have to think to other important issues. The band becomes thousands polyphonies of street vendors accompanied by percussions of high heels. Hunger and thirst agitate the belly. The spry old women in the church untie rosaries and move fans; as air could give more strength to their prayers, lifting them from their mouths up directly to God.  Tall and straight. The same women, in the intimacy of their houses, striving in unusual private sort of prayers made of shoddy alcohol, bought at the convenience store plus candies and mints, displayed there to mask everything. Like candles lit to the Saint as a sign of devotion. This is the peace delivered by the priest to the faithful. The blood joins the wind instruments of the band that praises anyone in the delirium and in the general carelessness. The main responsible of their burrs is the relentless nose of the master, too much curious and wakeful, vicious and convinced that poetry is an intrinsic part of the snow. The biggest abomination along with years of pleased espiation, is that God is present, assisting you there and laughing. It is a rosary made out of almonds and sugar, dried walnuts and chestnuts, jute bags and brass weights. It is a rosary to pray with tongue, between tooth and tooth. This prayer raises and satisfies your need to meet the liturgy of ramschackle words, living and bouncing off those walls like verses of an animal. The eyes are pleased and at the same time reassured while looking at the assumed positions of red saints. It is a movement of joy that surprises. Their rigidity of bold cast is much more bereable than standing up and sitting down on troublesome benches.

 

produzione/production 2008

disponibilità/availability 11/2008

genere/genre TEATRODANZA/DANCETHEATRE

durata/duration 50 min

pubblico/audience +11

scena/stage SMALL TO MEDIUM HALL

staff artistico e tecnico in tour/artistic and technical team on tour 2+1

trasporto scenografie e materiali/prop transportation AL SEGUITO/PROVIDED BY THE COMPANY

montaggi/set up lights and scenes 1 d.

smontaggi/disassembly 3 h

progetto e coreografia

project and choreography

Stefano Mazzotta, Emanuele Sciannamea

con

with

Chiara Guglielmi, Stefano Mazzotta

drammaturgia

dramaturgy

Fabio Chiriatti

musiche, luci, costumi e scene

music, costumes and scenes

Stefano Mazzotta

produzione

production

Zerogrammi

coproduzione

corpoduction

Festival Oriente Occidente (It), La Piattaforma (It)

con il sostegno di

with the support of 

Regione Piemonte, Mibac

un ringraziamento a

thanks to 

Dimora Coreografica (It)

progetto partecipante a

project participant to 

Anticorpi XL - Network Giovane Danza d'Autore

con il contributo di/with the contribution of Festival Interplay

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