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silvia battaglio | zerogrammi 2021

La sposa Blu

Da quando non sono più tua, la mia libertà soffia impavida tra le rughe di questi muri e apre stanze infinite, oltre la porta dietro cui tu nascondevi lo scrigno delle tue paure.

(Materiali di scrittura di scena | S. Battaglio) 


sinossi
 

Le marionette sprigionano una fascinazione tutta particolare, la loro essenza si perde in remoti feticci ancestrali, per diventare uno dei modi con cui l’uomo ha sentito l’esigenza di rappresentare un altro da sé, per trasfigurare paure e desideri nel mito, in sfere fantastiche popolate da demoni ed eroi, divinità e genti. È in questa forza evocativa che il feticcio sembra risorgere, per rendere credibile in scena, così come nell’immaginazione, ciò che altrimenti sarebbe improbabile, per ricrearsi viatico, per auscultare il profondo, per perdere la concretezza greve del reale e spalancare i confini dello stupore e del meraviglioso. (A. Cipolla | POLYTROPON MAGAZINE)

Poiché la fiaba, così come il mito, è quasi sempre luogo di incontro genuino tra forze opposte e contrarie, essa può essere veicolo letterario per elaborare sul piano teatrale argomenti particolarmente attuali, sensibilizzando in modo trasversale il pubblico su questioni che ci riguardano da vicino. Liberamente ispirata alla fiaba di Barbablù, LA SPOSA BLU è una scrittura di scena per performer e marionette costruita su una drammaturgia composita e multidisciplinare che attinge dalla danza, dal teatro fisico e di figura, in cui la costruzione del racconto sottende la sperimentazione. Attraverso l’interazione scenica con tre singolari marionette degli anni ’40 appartenenti alla storica collezione Toselli e custodite presso l’Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare, il lavoro intende percorrere gli archetipi e i contenuti della fiaba, aprendo un possibile sguardo sul presente. Lo spettacolo è costruito intorno alla figura della sposa di Barbablù che - non conformandosi al classico femminile delle fiabe e non omologandosi ai dettami del consorte - opta per una sorta di ‘legittima difesa’ e si oppone al violento destino che il marito vorrebbe consegnarle. Puoi aprire soltanto le porte delle stanze che dico io, sono le parole che Barbablù ripete, impostando la relazione affettiva all’insegna del possesso, della paura e del controllo: è dunque nel rifiuto di questo ricatto che la sposa Blu decide di aprire la porta segreta, al di là della quale scopre i corpi occultati delle precedenti marionette-spose che, tornando in vita, scivolano dentro un ‘racconto’ sospeso tra fiaba e realtà, dove l’elemento della trasgressione assume il valore di una redenzione salvifica. Aprendo quella porta segreta che di fatto la porterà alla conoscenza e a mutare la trama del suo ‘destino’, la sposa Blu avvia un processo di ‘sospensione dell’irrevocabile’, affrancandosi da un’esistenza costruita sul possesso, sull’inganno e sul controllo. Nel suo delicato percorso di riscatto e trasformazione, la sposa Blu aspira alla ricerca della luce che abita nei luoghi arcani dell’oscurità e - incarnando il desiderio di non lasciarsi manipolare e soggiogare dalla violenza - attraversa il vasto abisso del potere, metaforicamente rappresentato da Barbablù, per riemergere e parlarci d’amore e liberazione, per svelare l’ignoto al di là dell’apparenza, nella scoperta di noi stessi oltre gli stereotipi di genere.

 

(...) Nel perentorio "aprirai solo le porte che dico io", rivolto da Barbablù alla sua giovane sposa, ritroviamo l’eco di tanti imperativi rivolti oggi a donne accecate dalla paura: e nell’atto rivoluzionario di contraddirne l’ordine, aprendo la porta segreta per scoprire i cadaveri delle precedenti mogli, ci piace scorgere il coraggio che non conosce tempo, quella ribellione tanto sofferta quanto necessaria per difendere la compromessa libertà personale e ritornare in possesso della propria vita, seguendo il destino delle spose-marionette che sul calar del buio rinascono a vita nuova traghettandosi in un futuro lontano da violenza ed oppressione. (R. Canavesi | TEATROTEATRO.IT)

(...) Silvia Battaglio, valente attrice e danzatrice, che apprezziamo da diversi anni, si mette dolentemente in scena nel rappresentare senza parole un’esistenza infelice, colpita da un accadimento perturbante. (M. Bianchi | KLP)

.Carne e legno si compenetrano, fondendosi in una trama di rimandi allusivi, di gesti, di sguardi, di disarticolazioni come viatico di conoscenza.. (A. Cipolla - la Repubblica)

crediti
 

di e con/by and with

Silvia Battaglio

 

scrittura di scena liberamente ispirata a/freely inspired by

Barbablu’ di/by Charles Perrault

 

suggestioni letterarie/literary suggestions

William Shakespeare, Georgi Gospodinov, Antonio Ferrara, Fratelli Grimm

 

suggestioni musicali/sound suggestions

Bach, Fazil Say, Alva Noto, Louis Ferrari

testi, voce, elaborazione sonora/words, voice and sound design

Silvia Battaglio

 

disegno luci/light design

Tommaso Contu

 

produzione/production

Zerogrammi

 

in collaborazione con/in collaboration with

Biancateatro

 

coproduzione/coproduction

Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare, Festival INCANTI, Officine CAOS/Residenza Arte Transitiva

 

in collaborazione con/in collaboraction with

Casa LUFT, Tangram Teatro, Gruppo Abele ONLUS

 

in partenariato con/network

Anima International Festival/Is Mascareddas, Alpe Adria Puppet Festival/CTA Gorizia, Festival Internazionale Arrivano dal Mare/Teatro del Drago, Festival Internazionale Immagini dall’Interno/Teatro del Lavoro, IF Festival/Teatro del Buratto

 

con il sostegno di/with the support of

TAP Torino Arti Performative, Regione Piemonte, MIC Ministero della Cultura

 

un ringraziamento a/thanks to

Alfonso Cipolla, Stefano Mazzotta, Claudio Coloberti, Alberto Jona, Amina Amici, Daniele Rizzo, Roberta Savian