2018/2019

network e coproduzioni/network and coproductions

CLUE

coreografie e regia/direction and choreography

Lucrezia Maimone​

interpreti/interpreters

Ado Sanna, Alessio Rundeddu, Amedeo Podda, Gerardo Gouveia, Davide Vallascas, Elie Chateignier, Elisa Zedda, Francesca Assiero Brà, Francesca Re, Ivonne Bello, Lucia Paglietti, Sara Perra, Sara Vasarri, Silvia Bandini

fotografia/photography

Federica Peach​

violino/violin

Elsa Paglietti​

disegno luci/light design

Tommaso Contu​

produzione/production

Tersicorea T Off

in collaborazione con/in collaboration whit

Zerogrammi​

con il sostegno di/with the support of

Regione Sardegna  - MIBAC - Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Una tavola imbandita, colma di frutta ed oggetti quotidiani, rimanda ad una cena che si è svolta in un passato remoto. Anche i colori caldi ma oramai sbiaditi, fanno intuire il passato che aleggia in quell’ambiente. I fantasmi dei commensali di questa cena, famiglia allargata di ottocenteschi borghesi, rivivono nelle memorie dell’unico superstite, il maggiordomo. I personaggi si aggirano nell'ambiente rendendo fisiche queste memorie, raccontando tramite i vari linguaggi del corpo, della musica, della danza, un amaro passato che li lega a questa casa e nello stesso tempo presentando al pubblico chi erano e che relazioni avevano fra di loro. Il maggiordomo, personaggio cardine, ancora una volta servirà i suoi antichi padroni accompagnando il pubblico nella scoperta del mistero che vi è dietro la vicenda. (L. Maimone)

Per chi scrive essere catapultato per un'ora in un mondo in cui a parlare è il clamore dei corpi e dello spirito è un dono prezioso. In Clue si viene sedotti da codici completamente alternativi alla parola complessa. Una delle scene più potenti a mio avviso si basa per esempio sul semplice conflitto tra due particelle minime del dire che sono però l’essenza dell’essere liberi: il dualismo tra “si/no”, accondiscendenza o ribellione/rifiuto. Ma non voglio estrapolare momenti o singoli esempi da uno spettacolo che ha in scena 15 attori che stanno sempre contemporaneamente sul palco con dei ritmi ipnotizzanti che mescolano danza, musica, teatro, circo e, appunto, il clamore dei corpi. I clamorosi nei manicomi di un tempo erano una specie di matti, i più complicati da gestire. Per questo Clue ha come effetto sorprendente la riuscita e preziosa alchimia di maneggiare con delicatezza il caos delle personalità catapultandole in scena.
Per un'ora lo spettatore viene trascinato in una proiezione dell'inconscio dove ha infinite combinazioni nelle quali immedesimarsi, nutrite da una spirale pazzesca di azioni sceniche, gesti, caroselli di movimenti, suoni, canti rumori. A rendere tutto clamorosamente reale e tangibile ci pensa l'energia degli attori che hanno potuto contribuire a “scrivere” in modo irripetibile ogni messa in scena perché nel lavoro della regista Lucrezia Maimone si percepisce la naturale (e rara) capacità di predisporre e non di disporre.
Ciascuno in scena porta fuori molti “Io” che moltiplicati per quindici attori diventano un godibilissimo caleidoscopio di entropia umana. In scena tutti questi infiniti frammenti riescono a spiegare la molteplicità nell'unità meglio di milioni di parole.
Il caos ha un’armonia stupefacente e se viene meno l’accettazione e la capacità di accogliere questa nostra natura caotica e di adeguarci al suo ritmo, ogni altro tentativo di ricomposizione basato su un ordine orientato alla negazione e all’esclusione corrisponderebbe a una insostenibile mutilazione della nostra umanità.
Uno spettacolo clamoroso insomma. Nel cui vortice non c'è il tempo di scegliere in
che modo emozionarsi, se ridere, inquietarsi o commuoversi, travolti da una tavola
imbandita di mescolanze di emozioni così pantagrueliche. 
( Andrea Melis | poeta)