2012

In situ

FARE ALBERO

Performance di danza urbana inserita all'interno del progetto/Dance performance created for

LUOGHI COMUNI

promosso e sostenuto da/promoted and supported by

Centro Coreografico Maguy Marin, Festival Les Hivernales, Ateliers Frappaz, Festival Les Invites, Lieux Pubblics, Artù, MosaicoDanza, Teatro Piemonte Europa.

Il 29 ottobre nei bellissimi giardini di Villetta Di Negro a Genova prende corpo la terza edizione di Luoghi Comuni. Si tratta di un progetto euro regionale di danza contemporanea che prevede la produzione e la circuitazione di quattro nuove creazioni di danza urbana grazie alla partnership di sette importanti organizzazioni italiane e francesi, che promuovono la diffusione di questa forma d’arte attraverso proposte artistiche capaci di incontrare il pubblico nei luoghi della quotidianità. Le creazioni site specific ruotano attorno a tre diverse tematiche: la strada e la danza, la Francia e l’Italia, l’arte e le città. Per questa edizione “gli alberi” sono stati scelti come “luogo comune” di performance. L’evento debutta a Genova per poi trasferirsi a Villeurbanne (Lione), a Torino e a Marsiglia. Alla base del progetto la voglia di irrompere nel vissuto e agire sulla consuetudine, provando a trasformare ciò che si conosce in qualcosa di innovativo, con l’obiettivo di fare della creazione artistica un linguaggio sempre più accessibile. Viene inoltre soddisfatta anche la voglia e l’intenzione di molti artisti di uscire dai luoghi canonici dedicati allo spettacolo, di rinnovare le creazioni adattandole a contesti urbani, di rivolgersi a un pubblico e a un non-pubblico, di confrontarsi con autorità locali, urbanisti, abitanti. Gli artisti coinvolti assecondano l'esigenza della danza contemporanea di entrare in contatto con contesti nuovi, confrontandosi con lo spazio urbano. Il coreografo francese Frank Micheletti con Comme La Main s’enruole esplora le sensazioni che un corpo in movimento può generare in relazione alla forza di gravità e al contrasto tra il forte radicamento al suolo e l’aspirazione al volo, esattamente come un albero che porta in sé uno straordinario potere ascensionale. La relazione paradossale ma fondamentale tra leggerezza e peso è anche al centro della creazione 22 Cailloux di Jordi Galì; in questo caso l’albero diventa un simbolo per una ricerca che non coinvolge solo il corpo del danzatore ma entra a contatto con lo sguardo dello spettatore e aspira a rendere esplicite le tensioni che si possono produrre al di là del saper-fare del danzatore. Corpi in tensione sono anche quelli di Stefano Mazzotta e Emanuele Sciannamea, della Compagnia Zerogrammi, predisposti a uno stillicidio dell’immobilità che rasenta il sacrificio; con serenità, in Fare Albero, gli artisti torinesi si privano dell’irrefrenabile desiderio al movimento per accogliere, al contrario, l’attesa del niente, il silenzio ascetico, con tutte le inevitabili grottesche ironiche conseguenze del caso. Uno scorcio più filosofico è invece quello proposto da Marta Bevilacqua che in Dafne ricerca un’incursione contemporanea nel mito di questa figura selvaggia trasformata in alloro per fuggire all’amore di Apollo. Con il contributo dell’installazione scultorea di Elena Cavallo, il linguaggio della danza restituisce vita a una storia antica, attraverso il colore, il gesto e la potenza della natura; un’irrazionalità propria del mito che ricerca le tracce della natura nel mondo artificiale. (articolo tratto da CINQUEW.IT di Angela Lonardo)