2019

Danza e Fotografia

STATO DI GRAZIA_site specific

progetto/project

Francesca Cola

fotografia/photography

Silvia Pastore

prodotto da/produced by 

Oltre le Quinte, Alta Mane Italia, Fondazione Cariplo Bando Emblematici

in collaborazione con/in collaboration with

Zerogrammi

Nel 1975 Pasolini, poco prima di morire, scriveva, in un'accorata lettera pubblicata sul Corriere della Sera, il suo ultimo canto antifascista: "darei l'intera Montedison per una lucciola". L'artista sosteneva che le lucciole, in quest'epoca di dittatura industriale e di consumo, in cui l'uomo finisce per esibirsi come una merce nella sua vetrina, sono scomparse. Per Pasolini è fortissimo il legame tra la lucciola e le resistenze culturali all'interno del mondo del sapere sottomesso al potere del consumo. Sento che le parole di Pasolini riverberano nel nostro tempo con grande attualità. Tuttavia rispetto a questa visione molto pessimistica, avverto come più realistica e possibilista quella del critico d'arte G. Didi-Huberman, il quale sostiene che le lucciole continuano ad esistere e che siamo noi contemporanei ad avere perso la capacità di vederle. E'necessario lucidare e raffinare lo sguardo per poter percepire la loro presenza, la loro danza notturna:

"sarebbe criminale mettere le lucciole sotto un riflettore credendo di poterle osservare meglio. E non serve a nulla studiarle avendole prima uccise, trafitte con uno spillo e fissate su un tavolo da entomologo, od osservate come fossero cose antichissime prigioniere nell'ambra da milioni di anni. Per conoscere le lucciole bisogna vederle nel presente della loro sopravvivenza, bisogna vederle danzare vive nel cuore della notte, anche se quella notte viene spazzata via da qualche feroce riflettore"

(G. D. Huberman Come le lucciole. Una politica della sopravvivenza)

Ho sentito fortissima l'analogia tra dell'immagine della lucciola e quella di chi fa del proprio corpo con il gesto, l'emozione, il contatto, la danza uno strumento di visione e traduzione della realtà. Piccole comunità resistenti di artigiani della sensibilità e del movimento non assoggettabili ai grandi sistemi dell'arte contemporanea accecati dai potenti riflettori della Società dello Spettacolo (G. Debord).

 

Così nasce "STATO DI GRAZIA" che ha come sottotesto concettuale la visione critica di Didi- Huberman in "Come le Lucciole- per una politica della sopravvivenza" la poesia spirituale ispirata al concetto di pietas e vuoto inaugurale della filosofa A. M. Zambrano e l'ontologia materialista fondata sul corpo incarnato e sullo spazio in cui i corpi si toccano dando luogo al "corpo del senso" del filosofo Jean Luc Nancy.

La pietà, così intesa, non è una commiserazione

sentimentale, ma è un lasciar essere.

nell'accettazione di ciò che è l'altro io mi ritiro

per lasciargli spazio e, se gli vado incontro, lo faccio nella sola grande umiltà dell'abbraccio.

S.Natoli