2020-2021

danza e media/dance and media

TITOLODADEFINIRE

un progetto di

a project by

Zerogrammi


in collaborazione con

Fondazione Piemonte dal Vivo

Lavanderia a Vapore | Centro di Residenza per la Danza


con il sostegno di

Regione Piemonte

Ministero per i Beni e le Attività Culturali




Il corpo è l’unico mezzo che ho per andare nel cuore delle cose.
Maurice Merleau-Ponty



Ogni corpo è un diario, per ogni pagina un’infinità di memorie ognuna delle quali determina ciò che siamo, le vie e la qualità del nostro muoverci. Possiamo imparare a leggere attraverso questi “modi”, imparare a danzarli e lasciare che raccontino il ricco vocabolario della nostra storia. Potremmo stupirci a ritrovare, nascosto fra le pieghe del gomito un sorriso appartenuto all’infanzia, taciuti tra scapola e scapola gli abbracci sospesi nei momenti dei saluti più preziosi o avvolti tra le dita delle mani i paesaggi e i visi che abbiamo indicato e fotografato nella nostra memoria per non dimenticarne più il colore.

Il corpo è dunque spazio poetico da cui germogliano aspirazioni, impulsi, ricordi, proiezioni dell’immaginario. Ogni corpo interroga il mondo e la sua medesima relazione con esso in ordine alla sua anima collettiva che è compendio di memoria, esperienza e desiderio. Da questa interrogazione ogni corpo matura il suo proprio vocabolario, agisce e reagisce al mondo incarnandone i significati e le contraddizioni.

Nell’articolato processo creativo che approda alla danza, questa interrogazione è lo strumento essenziale alla base della costruzione coreografica e della sua aderenza a un senso dato. Ogni movimento che costituisce la coreografia emerge dall’interrogazione di sé e dalla relazione con l’esterno (spazi, cose, persone). Dalla confluenza di esperienza e percezione, dallo scarto prospettico che scaturisce nella relazione con l’altro, si accende la danza. Ed è una narrazione fisica in grado finalmente di parlarci nel profondo poiché, reduce da questo viaggio, incarna e sublima non già esperienza dell’EGO ma dell’IO e cioè di qualcosa, di qualcuno, che si muove nel singolo parlando in nome di tutti, attraversando, incrinando, aprendo domande ed esponendo fragilità.


In TITOLO DA DEFINIRE un team di 5 danzatori coordinati da un coreografo e una troupe video diretta da un regista prova a misurarsi con questo momento storico, in ordine alle domande che esso pone, raccogliendone pensieri e suggestioni per farne corpo e riflessione. Tra il pieno e vuoto di cinque brevi racconti danzati vuole vivere uno spazio di dialogo, una zona franca che può raccogliere le nostre aspirazioni e segreti, le memorie e i desideri.

Il progetto si apre con una campagna online, una lista di domande aperte indirizzate agli utenti attraverso periodici post social (instagram, facebook). Le risposte, restituite in privato o in forma di commento pubblico nella modalità che meglio esprime la sensibilità di ogni partecipante (brevi testi, parole, immagini, video, disegni, brani musicali ecc) diventano il diario aperto da cui i cinque danzatori attingono nella costruzione dei loro cinque microracconti danzati.



The body is the only way I have to go into the heart of things.

Maurice Merleau-Ponty



Each body is a diary, for each page an infinity of memories each of which determines what we are, the ways and the quality of our movement. We can learn to read through these "ways", learn to dance them and let them tell the rich vocabulary of our history. We could be surprised to find, hidden in the folds of the elbow a smile belonged to childhood, unspoken between shoulder blades the embraces suspended in the moments of the most precious goodbyes or wrapped, between the fingers of the hands, the landscapes and the faces that we have indicated and photographed in our memory not to forget the color.

Body is therefore a poetic space from which aspirations, impulses, memories and projections of the imaginary sprout. Each body interrogates the world and its own relationship with it with regard to its collective soul which is a compendium of memory, experience and desire. From this interrogation each body matures its own vocabulary, acts and reacts to the world embodying its meanings and contradictions.

In the articulated creative process that leads to dance, this interrogation is the essential tool at the basis of choreographic construction and its adherence to a given sense. Every movement that constitutes the choreography emerges from the question of oneself and from the relationship with the outside (spaces, things, people). From the confluence of experience and perception, from the perspective gap that flows in the relationship with the other, the dance is lit. And it is a physical narrative that is finally able to speak to us deeply because, following this journey, it embodies and sublimates not already the presence of the “EGO” but of the “I”, that is something, someone who moves in the single speaking in the name of everyone, crossing, cracking, opening questions and exposing fragility.


In TITOLO DA DEFINIRE (TITLE TO BE DEFINED), 5 dancers coordinated by one choreographer, one director and a video crew , try to compete with this historical moment, with its questions, gathering thoughts and suggestions to make it body and reflection. Between the full and empty of five short stories danced wants to live a space of dialogue, a free zone that can collect our aspirations and secrets, memories and desires.

The project opens with an online campaign, a list of open questions addressed to users through social posts (instagram, facebook). The answers, given in the way that best expresses the sensitivity of each participant (short texts, words, images, videos, drawings, music tracks etc.) become the open diary from which the five dancers draw in the construction of their five micro-advances danced.