#titolodadefinire

Il corpo è l’unico mezzo che ho per andare nel cuore delle cose.
Maurice Merleau-Ponty

 

In TITOLO DA DEFINIRE un team di 5 danzatori coordinati da un coreografo e una troupe video diretta da un regista prova a misurarsi con questo momento storico, in ordine alle domande che esso pone, raccogliendone pensieri e suggestioni per farne corpo e riflessione. Tra il pieno e vuoto di cinque brevi racconti danzati vuole vivere uno spazio di dialogo, una zona franca che può raccogliere le nostre aspirazioni e segreti, le memorie e i desideri.

 

Il progetto si apre con una campagna online, una lista di domande aperte indirizzate agli utenti attraverso periodici post social (instagram, facebook). Le risposte, restituite in privato o in forma di commento pubblico nella modalità che meglio esprime la sensibilità di ogni partecipante (brevi testi, parole, immagini, video, disegni, brani musicali ecc) diventano il diario aperto da cui i cinque danzatori attingono nella costruzione dei loro cinque microracconti danzati.

 

Ogni corpo è un diario, per ogni pagina un’infinità di memorie ognuna delle quali determina ciò che siamo, le vie e la qualità del nostro muoverci. Possiamo imparare a leggere attraverso questi “modi”, imparare a danzarli e lasciare che raccontino il ricco vocabolario della nostra storia. Potremmo stupirci a ritrovare, nascosto fra le pieghe del gomito un sorriso appartenuto all’infanzia, taciuti tra scapola e scapola gli abbracci sospesi nei momenti dei saluti più preziosi o avvolti tra le dita delle mani i paesaggi e i visi che abbiamo indicato e fotografato nella nostra memoria per non dimenticarne più il colore.

Il corpo è dunque spazio poetico da cui germogliano aspirazioni, impulsi, ricordi, proiezioni dell’immaginario. Ogni corpo interroga il mondo e la sua medesima relazione con esso in ordine alla sua anima collettiva che è compendio di memoria, esperienza e desiderio. Da questa interrogazione ogni corpo matura il suo proprio vocabolario, agisce e reagisce al mondo incarnandone i significati e le contraddizioni.

Nell’articolato processo creativo che approda alla danza, questa interrogazione è lo strumento essenziale alla base della costruzione coreografica e della sua aderenza a un senso dato. Ogni movimento che costituisce la coreografia emerge dall’interrogazione di sé e dalla relazione con l’esterno (spazi, cose, persone). Dalla confluenza di esperienza e percezione, dallo scarto prospettico che scaturisce nella relazione con l’altro, si accende la danza. Ed è una narrazione fisica in grado finalmente di parlarci nel profondo poiché, reduce da questo viaggio, incarna e sublima non già esperienza dell’EGO ma dell’IO e cioè di qualcosa, di qualcuno, che si muove nel singolo parlando in nome di tutti, attraversando, incrinando, aprendo domande ed esponendo fragilità.

EPISODI

CONTENUTI EXTRA

un progetto di/a project by

Zerogrammi

 

creato con e interpretato da/created with and interpreted by

Amina Amici

Gabriel Beddoes

Miriam Cinieri

Damien Camunez

Simone Zambelli

 

concept e supervisione coreografica/concept and choreography

Stefano Mazzotta

 

parole e voce/words and voice

Silvia Battaglio

(una riscrittura dai materiali raccolti

durante la campagna social #titolodadefinire/a rewrite from the collected materials during the social campaign #titolodadefinire)

 

prologo e ricerca per immagini a cura di/prologue and research for images

Giuseppe e Sara Saccotelli

 

regia onLive/direction onLive

Paolo Severini

 

in collaborazione con/in collaboration with

Fondazione Piemonte dal Vivo

Lavanderia a Vapore | Centro di Residenza per la Danza

 

con il sostegno di/with the support of

Regione Piemonte, MIBAC

 

un ringraziamento a/thanks to

Bambini e maestre della classe 2D della Primaria Rayneri – IC “Manzoni” (Torino) e

tutti i partecipanti alla campagna social #titolodadefinire per le loro preziose risposte

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