
STEFANO MAZZOTTA + MARTA BEVILACQUA
ESTREMO REMOTO_piccole danze d'archivio
ESTREMO REMOTO è un viaggio coreografico negli Archivi di Stato italiani, un progetto di creazione, ricerca e valorizzazione del patrimonio archivistico a cura di Zerogrammi e Arearea
PREMESSA.
Gli Archivi di Stato sono luoghi in cui il tempo non passa: si deposita. Carte, registri, mappe, atti amministrativi conservano ciò che è stato necessario dire, firmare, classificare.
«Si conserva agli atti.»
«Nulla da aggiungere.»
Estremo Remoto nasce come progetto coreografico e performativo che interroga il rapporto tra memoria istituzionale e memoria incarnata, tra ciò che è stato archiviato e ciò che continua ad agire nel presente.
In questa declinazione, il progetto si configura come un attraversamento diffuso degli Archivi di Stato italiani, intesi come spazi vivi, soglie temporali, luoghi di creazione.
CONCETTO ARTISTICO.
Estremo Remoto lavora su ciò che è distante nel tempo ma ancora operante: documenti dimenticati, firme anonime, date esatte, inventari.
«Registro generale, anno…»
«Foglio n. …»
La danza entra nell’archivio non per illustrare, ma per riattivare.
Il corpo diventa strumento di ascolto, indice vivente, nota a margine.
L’opera indaga la relazione tra: corpo e documento, archivio e presenza, conservazione e scomparsa.
NOTE DRAMMATURGICHE: LA RICERCA COREOGRAFICA NEGLI ARCHIVI.
Estremo Remoto nasce da un’attrazione verso la trama sottile della memoria umana custodita nei documenti d’archivio. Non sono i grandi eventi a interessarci, ma le storie minime, i dettagli marginali, i piccoli particolari che il tempo ha lasciato indietro. In fondo, la nostra umanità è fatta di narrazione, di ciò che raccontiamo e di ciò che dimentichiamo.
L’atto coreografico diventa così un modo per riscoprire quei frammenti dimenticati, per dare corpo a quelle narrazioni sepolte in formule burocratiche, in atti amministrativi, in gesti annotati con cura e poi dimenticati.
Il coreografo e i performer cercano negli archivi una sorta di seconda pelle della storia, fatta non di nomi celebri, ma di persone comuni, di istanti registrati e poi archiviati. Ogni firma, ogni data, ogni nota a margine diventa un invito a immaginare, a ricostruire, a danzare ciò che è stato perduto.
In questo senso, l’archivio non è solo un luogo di conservazione, ma un terreno di creazione. È uno spazio in cui la coreografia si fa atto di ascolto, di recupero poetico, di narrazione incarnata. Il corpo diventa un archivista sensibile, che sfoglia non solo i documenti ma anche le assenze, le lacune, i silenzi.
Le note drammaturgiche di Estremo Remoto sono quindi un invito a vedere l’archivio come un luogo dove l’umano riaffiora attraverso il gesto. È un appello a ricordare che la nostra storia collettiva è fatta di piccole narrazioni, di dettagli marginali, di ciò che è stato dimenticato ma che, attraverso la danza, può tornare a parlare.
GLI ARCHIVI DI STATO COME SPAZI DI CREAZIONE.
Ogni Archivio di Stato coinvolto diventa luogo di residenza artistica, fonte di materiale drammaturgico, spazio di restituzione performativa site-specific.
Scale, corridoi, sale di consultazione e depositi sono temporaneamente abitati da presenze vive.
«Trascritto fedelmente dall’originale.»
«Conforme.»
Ogni attraversamento genera una variante unica del progetto.
STRUTTURA DEL PROGETTO.
FASE 1 — RICERCA ARCHIVISTICA
• Incontro con archivisti e personale scientifico
• Selezione di fondi e documenti
• Raccolta di formule, linguaggi, strutture ricorrenti
«Vista l’istanza presentata…»
FASE 2 — RESIDENZA ARTISTICA
• Residenza coreografica negli spazi dell’Archivio
• Traduzione dei materiali in partiture fisiche
• Dialogo continuo tra artisti e istituzione
FASE 3 — RESTITUZIONE PUBBLICA