
// ZEROGRAMMI
IN CANTIERE
AMINA AMICI
ANDAVAMO TUTTI
+ sinossi
Andavamo tutti è una creazione per cinque interpreti che nasce dall’incontro con la poesia di Giancarlo Majorino Andavamo tutti come fosse un’emigrazione. Un testo visionario e potentissimo, capace di condensare l’oggi, il prossimo futuro e quel “continuo prossimo futuro” che sembra non risolversi mai.
La poesia racconta un’umanità “asse/priva”, che ha smarrito il proprio centro: le ideologie, le religioni, la relazione con la natura che la contiene. Una migrazione caotica e surreale attraversa i versi di Majorino: umani e animali avanzano insieme, allarmati e disorientati, mescolati fino a perdere le distinzioni di specie, di ruolo, di memoria. “Transitare occorreva”: l’andare diventa necessità, urgenza.
In scena prende forma un’umanità forse solo in sosta dopo un avanzare frenetico e disordinato, sospinta verso una direzione indefinita ma inevitabile. Un’enorme marcia collettiva in cui animali, uomini e cose si mescolano senza più conflitto, attraversando un paesaggio devastato, non più capace di accogliere né di nutrire. La vicinanza di corpi feroci e vulnerabili, la lotta confusa di zampe e gambe, l’odore di bruciato e la perdita di orientamento infrangono le regole della sopravvivenza e dei territori così come li conosciamo.
Da queste immagini nasce un segno coreografico fortemente dinamico, urgente, attraversato dallo sbandamento, dall’essere travolti e dal chetarsi improvviso, come se i gesti fossero sovrapponibili e intercambiabili. L’azione è dominata da un senso ineludibile di “andare”: una migrazione senza direzione chiara, ma con una meta impellente.
I corpi attraversano lo spazio ribaltando piani e prospettive, travolgendo lo sguardo di chi osserva, nel tentativo di restituire l’immagine di una moltitudine in piena dinamica. La natura, pur ferita, sembra suggerire un richiamo alla comunanza nell’emergenza: un imperativo salvifico che spinge verso una possibile ricomposizione.
Andavamo tutti si configura come un manifesto di vita: quando è necessario si fugge insieme, si è coesi o, almeno, costretti a mescolarsi. Il pozzo e l’acqua diventano simboli di una ricerca di salvezza, di un tentativo ostinato di soluzione. Resilienza e continuità attraversano l’opera come forze vitali.
La creazione esplora il rapporto di appartenenza tra esseri umani, animali e natura, mettendo in luce una profonda uguaglianza: simili tra simili, particelle che si compongono e si scompongono, originate dalla stessa urgenza. Un’urgenza a fior di pelle, che interroga un’umanità chiamata a salvarsi, svegliarsi, ricomporsi.
NOTE DI REGIA / DRAMMATURGIA
Lo spettacolo chiede di non cadere nel tranello del titolo o dell’ammiccamento immediato al tema della migrazione. L’interesse non è la rappresentazione di un fenomeno, ma ciò che accade quando il genere umano arriva a uno stato di emergenza tale da essere costretto alla mescolanza, a una forma inattesa e profonda di appartenenza, anche nel distacco.
La scena è abitata da ribaltamenti di piani e punti di vista, dallo scardinamento delle gerarchie, dalla frequentazione ostinata del movimento “verso”: la dinamica, l’affanno, l’andare senza memoria.
La scenografia si costruisce attraverso oggetti e segni che evocano una marcia senza scampo: tracce del mondo animale e relitti di consumo, oggetti non più utili, non più servibili. Nessuna struttura dominante, ma presenze frammentarie: code, teste, zampe.
Elemento centrale del progetto è il disegno luci, pensato come paesaggio sensibile. Luci naturaliste, quasi incolori, con cromie che rimandano all’alba e al tramonto, accompagnano forti cambi di ambiente, costruendo un luogo/non luogo in continua trasformazione.
Andavamo tutti nasce dal desiderio di tradurre in forma coreografica la forza visionaria della poesia di Majorino, riconoscendovi una riflessione urgente sull’umanità contemporanea: spaesata, sospinta in un moto collettivo inarrestabile, ma ancora capace – nell’emergenza – di ritrovare una comunanza inattesa. Un lavoro che si propone come atto politico e poetico insieme: un gesto di fuga condivisa, costretta ma vitale.
PAROLE CHIAVE
zampe/gambe, pozzo, appartenenza, mescolanza
disarmante e meraviglioso
tempo sospeso
nessun luogo, nessuna direzione
SUGGESTIONI BIBLIOGRAFICHE
Il mutuo appoggio un fattore dell’evoluzione di Pëtr Kropotkin edizioni Elèuthera
Torme di tutto di Giancarlo Majorino edizioni Mondadori
Tutte le poesie di Wislawa Szymborska edizioni Adelphi
Atlante delle migrazioni di Giovanna Ceccatelli, Stefania Tusini, Stefania Tirini edizioni Clichy
Geografia delle migrazioni di Maria Luisa Gentileschi, Carocci Editore
+ crediti
(in costruzione / under construction)
genere → genre TEATRODANZA/DANCETHEATRE
pubblico → audience - - -
durata → duration - - -
spazio scenico → performance space - - -
allestimento → staging - - -
staff artistico e tecnico → artistic and technical staff - - -


























