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Festival Incanti, tra teatro di figura spagnolo e gruppi emergenti (Alfonso Cipolla | La Repubblica)




(...) Sempre nell’ambito del Progetto Cantiere, Silvia Battaglio ha presentato la sua ultima creazione, “La sposa blu”, un percorso nell’onirico e nei recessi più inquietanti di una morbosità impregnata d’amore e di morte, tra percezione di violenza e violenza lacerante. Spettacolo intensissimo, seppure ancora da calibrare, che parte dalla celebre fiaba di Charles Perrault, “Barbablù”, per segnare un cammino di scoperta, accettazione, sublimazione, redenzione del sopruso come atto estremo di possesso, seppure perversamente amorevole. È uno scandagliare la tenebra per rintracciare lame di luce. Silvia Battaglio rinuncia alla parola, se non come lacerto di memorie, e si abbandona a una drammaturgia sonora e corporea, dove la sua fisicità è costantemente in dialogo con quella di tre marionette antiche, evocazione e simulacro delle spose defunte di Barbablù. Carne e legno si compenetrano, fondendosi in una trama di rimandi allusivi, di gesti, di sguardi, di disarticolazioni come viatico di conoscenza. Bell’esempio di scoperta e utilizzo del linguaggio del teatro di figura fuori da ogni retorica, per andare oltre al proprio fare teatro e mettersi in gioco e aprirsi a nuove seduzioni e altre vie di ricerca.




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