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COMMOSSE GEOGRAFIE

IN CORSO

STEFANO MAZZOTTA

// ZEROGRAMMI

COMMOSSE GEOGRAFIE

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UNO SPETTACOLO, UN PROGETTO MULTIMEDIALE

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Commosse Geografie è un progetto di ricerca coreografica dedicato al rapporto tra memoria, spazio e identità. Un attraversamento poetico dei paesaggi interiori che abitano l’esperienza umana, dove il corpo diventa luogo di emersione di ricordi, assenze, desideri e visioni.
La danza si fa geografia emotiva, costruendo mappe fragili e mutevoli tra ciò che siamo stati, ciò che ricordiamo e ciò che continuiamo a cercare.

  • Il progetto nasce da una riflessione sul legame profondo tra memoria e spazio. I luoghi che attraversiamo — reali, immaginari, vissuti o perduti — diventano parte della nostra struttura interiore, custodendo tracce emotive che continuano ad agire nel tempo.

    Le geografie di Commosse Geografie non appartengono soltanto al paesaggio fisico, ma anche alla dimensione simbolica e affettiva dell’esistenza. Case, città, strade, giardini, rovine, mari, stanze e non-luoghi convivono come frammenti di una topografia emotiva continuamente riscritta dal ricordo e dall’esperienza.

    Il progetto dialoga con riferimenti filosofici e letterari che attraversano il tema della memoria, dell’abitare e della relazione tra individuo e paesaggio interiore. Il tempo viene osservato non come successione lineare, ma come materia sospesa fatta di ritorni, stratificazioni, nostalgia e possibilità mancate.

    In questo paesaggio poetico il corpo danzante diventa uno strumento di attraversamento e interrogazione, capace di riportare alla luce mondi invisibili, immagini sommerse e relazioni dimenticate.


    NOTE DRAMMATURGICHE


    La nostra natura narrativa è fondamento e risultato di una profonda relazione con lo scorrere del tempo e con il proliferare di storie la cui materia e senso di esistere è il costante dualismo tra passato e futuro, nostalgia e desiderio. In questa relazione dai tratti prevalentemente emotivi e spesso irrazionali il legame con le nostre geografie gioca un ruolo fondamentale: la memoria spaziale con la sua struttura ordinata e pragmatica è collante di ricordi altrimenti sfuggenti che ci legano a persone, cose, sentimenti e tutto ciò che costituisce la mappa del nostro viaggio interiore.


    L’ordine dei luoghi conserverà l’ordine delle cose

    Cicerone


    L’ambiente diventa luogo di vita, scena della propria storia in cui si imprime il ricordo di sé in relazione al mondo. Da qui in avanti non saremo più capaci di pensare a noi stessi senza pensare allo spazio che accoglie le nostre esperienze: le radici dei luoghi che abitiamo, che chiamiamo casa e, con essi, auspicabilmente, il sentimento di sicurezza, di riparo, di intimità che li accompagna insieme al volto delle persone che li hanno attraversati.


    Ogni esser uomo è un ricordare. E quindi in ogni uomo il suo ricordare è il suo ricordo eterno degli eterni – dove eterni sono, appunto, sia le cose ricordate, sia il ricordante.

    Emanuele Severino


    Ecco nascere i luoghi della memoria, reali e concreti o immaginari e simbolici, hanno la consistenza della pietra o la scivolosità del baratro, sono avvolti dalle tenebre o rifulgono di luce divina, imprigionano la mente o schiudono interi orizzonti. Il senso univoco dell’acropoli inespugnabile cara alla tradizione stoica o del castello intimo di Teresa d’Avila si incrina modernamente e sopravvive in Flaubert solo spartendo la sua regalità con l’immagine prosaica del retrobottega, a cui ricorse già Montaigne per alludere alla zona franca che ciascuno preserva in sé. Nel viaggio verticale dentro il proprio abisso si può approdare all’equivoco «splendido ritiro» della Gertrude manzoniana, inciampare nelle «inutili macerie» di Montale, contemplare il «cielo interiore» intravisto da Schelling. Ma nessuno scandaglio è così desolato da rinunciare a una qualche spazialità. Anche il vuoto è un arredo dell’anima.


    L’anima ama gli spazi.

    L. Sozzi


    Queste COMMOSSE GEOGRAFIE sono i paesaggi che si stagliano all’orizzonte lungo il lento incedere della processione dell’esistere, le stazioni di posta che hanno marcato o marcheranno scelte, svolte, rinunce, conquiste, amori, desideri di ritorno, sono vicoli stretti e tortuosi o immensi mari la cui anima ci invita a fare anima con l’anima del mondo (James Hillman).

    Il dialogo che si innesta tra corpo danzante e COMMOSSE (dal lat. commovēre, mettere in movimento) GEOGRAFIE interiori è un legame che si incardina nella qualità e profondità del tempo, non già un tempo trascorso e finalizzato ma un tempo sospeso che si fa memoria, che è interrogazione, esplorazione, ricerca, dubbio, che crea radici, un tempo non lineare di corsi e ricorsi. Vi confluiscono vastità luminose, il nesso indissolubile con primo volto del mondo, il profilo di un paesaggio che continuiamo a cercare sui cammini della vita, anche laddove quei lineamenti si sono formati e sono apparsi in origine, in un movimento a spirale che più ci avvicina al cuore delle cose più ce ne allontana. Da qui scaturisce anche il rapporto nostalgico con i luoghi ed insieme con il non-vissuto, con i sé possibili e con lo spazio-tempo alternativo. (A. Spinelli)

    Quelli danzati in COMMOSSE GEOGRAFIE sono al contempo paesaggi fisici e paesaggi della mente, percezioni e visioni, vie, edifici, monumenti, bianca pietra, spazi aperti e chiusi, ruderi e non-luoghi, parchi e giardini, fiumi e canali, mari generatori, il dentro e il fuori dalle città, il lontano e il vicino che si invertono: ognuno legato ad emozioni, a ricordi, a sensi che sono nostri, che fanno di noi ciò che siamo e nello stesso tempo condividiamo, seppur nell’infinito dialogo delle sfumature, con il vissuto degli altri.

    La danza si fa geografia, sostanzia la propria presenza nello spazio e nel ricordo, moltiplica le sue direzioni, nutre lo spazio e ne è nutrita al contempo svelando l’illusione della linearità del tempo e della predominanza del soggetto sulle cose. Da questo processo di immersione affiora con coraggio un mondo inedito, ogni volta re-inventato, ri-vissuto, ri-percorso e ri-danzato come esperito con lo sguardo della prima volta, un mondo che ri-emerge dal silenzio e dall’invisibilità interiore per diventare materia viva, presente, sostanza di una nuova commossa topografia della vita.

  • Commosse Geografie si sviluppa come pratica di ricerca coreografica e drammaturgica orientata all’emersione di memorie spaziali, percezioni e paesaggi interiori. Il processo si costruisce attraverso improvvisazione, ascolto, raccolta di immagini, attraversamenti urbani e pratiche corporee che mettono in relazione esperienza individuale e dimensione collettiva.

    La creazione procede per accumulo di tracce, evocazioni e visioni, lasciando che il corpo diventi archivio sensibile di luoghi vissuti o immaginati. La danza non illustra il ricordo, ma lo attraversa, trasformandolo in presenza e materia scenica.

    Nel tempo il progetto può generare differenti traiettorie performative e installative, adattandosi a contesti teatrali, spazi urbani, luoghi della memoria e ambienti non convenzionali. Ogni attivazione costruisce una nuova geografia emotiva in relazione ai luoghi e alle persone coinvolte.

  • COMMOSSE GEOGRAFIE // CAPITOLO#1 TERRACARNE
    2024
    SPETTACOLO // TEATRO E SITE SPECIFIC
    ARCHIVIO
    STEFANO MAZZOTTA
    COMMOSSE GEOGRAFIE // CAPITOLO#1 TERRACARNE
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  • CAPITOLO#1 TERRACARNE

    Zerogrammi

    Dance Gallery

    Umbria Danza Festival

    Ministero della Cultura

    Regione Piemonte

  • COMMOSSE GEOGRAFIE // UN IMMAGINARIO

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    COMMOSSE GEOGRAFIE // UN IMMAGINARIO
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    COMMOSSE GEOGRAFIE/TERRACARNE // IN SCENA

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    COMMOSSE GEOGRAFIE // primo studio TERRACARNE // teaser

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    COMMOSSE GEOGRAFIE // primo studio TERRACARNE // teaser
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  • STATO: in corso

    AMBITI: danza contemporanea / memoria / paesaggio / ricerca poetica / site-specific

    FORMATI ATTIVABILI: performance / installazione / percorso site-specific / laboratorio / pratica partecipativa

    CONTESTI DI ATTIVAZIONE: teatri / musei / spazi urbani / luoghi storici / contesti naturali / festival

    DESTINATARI: pubblico generale / comunità territoriali / studenti / contesti culturali e formativi

    MODALITÀ: site-specific / immersivo / modulabile / indoor / outdoor

    DURATA: variabile in relazione al formato

    LINGUE: italiano / non verbale

    PARTNER: enti culturali / festival / istituzioni territoriali / reti artistiche

    MATERIALI DISPONIBILI: dossier / materiali di ricerca / gallery / video / press kit

l mondo della letteratura femminile si schiude davanti ai nostri occhi: l’immaginazione, nell’osservare la squisitezza del gesto, puntuale e individuale, sobrio ma mai enfatico, serve alla costruzione del flusso coreografico. Possiamo leggere le vicende delle protagoniste di Piccole donne di Louisa May Alcott o la potenza de La casa di Bernarda Alba di una madre padrona nel capolavoro di Federico Garcia Lorca, ma anche certe atmosfere di tanto cinema di Pedro Almodovar.

Lo vediamo dalla gestualità delle mani che si muovono in una sorta di danza che richiama ritualità antiche. Sono mani che accarezzano, cullano, curano, mani che pregano e sostengono in segno di una sorellanza; oppure mani da leggere come facevano le antiche fattucchiere riportandoci nell’arcaico  matriarcato del sud Italia. E questo, non solo perché scopriamo che il lavoro si è lasciato ispirare da La restanza,  il bel  saggio dell’antropologo Vito Teti, ma soprattutto perché è costruito sul ritorno del corpo che rivisita certi  paesaggi interiori, ritrova i resti di ricordi filtrati e sedimentati.

Il lavoro di coesione coreografica condotto da Stefano Mazzotta punta su queste restanze, per l’appunto, di movimenti o di sguardi condivisi. Mazzotta invita a rifrequentarli e riattraversali con il corpo, come quando il gesto che scaturisce dall’anca contagia tutte in una coralità che si propaga nello spazio, liberando dinamiche che approdano su racconti singoli. Commosse geografie lascia allo sguardo storie sull’abbandono, sulla solitudine, il rifiuto, le  assenze, sul bisogno di raccontarsi e ritrovarsi a dispetto di un tempo che ha mutato volti, sogni e speranze ma non il desiderio di stare insieme. Le briciole di pane, simbolo di nutrimento primario e puro, che a fine spettacolo vengono sparse, sono il segno di una via da non perdere mai, quella della strada verso casa; lì dove ritrovare la bellezza nell’unione.

Cristina Squartecchia | PAC

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