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ELEGìA DELLE COSE PERDUTE

IN CORSO

STEFANO MAZZOTTA

// ZEROGRAMMI

ELEGìA DELLE COSE PERDUTE

]

UNO SPETTACOLO, UN PROGETTO PARTECIPATIVO, UN PROGETTO FOTOGRAFICO, UNA PUBBLICAZIONE, UN FILM D'ARTE, UN PROGETTO DI RICERCA COREOGRAFICA

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Un progetto artistico multidisciplinare dedicato ai temi della perdita, della memoria e della trasformazione. Un ecosistema poetico in continua evoluzione che intreccia danza, immagine, relazione e attraversamento dei territori, generando differenti forme performative, partecipative e audiovisive.
Più che una singola opera, Elegìa è un campo di ricerca sul rapporto tra assenza e presenza, tra ciò che svanisce e ciò che continua a vivere nelle tracce lasciate dal tempo.

  • Ispirato a Os pobres, romanzo aspro e doloroso dello scrittore e storico portoghese Raul Brandão, Elegìa delle cose perdute è un articolato progetto coreografico che ha impegnato la compagnia Zerogrammi lungo tre anni di processo artistico ospite, in Sardegna, del programma di residenze Artisti nei territori / Interconnessioni.

    Nell'articolata traiettoria creativa che ha condotto alla creazione la compagnia, seguendo una modalità di lavoro consolidata negli anni, ha interrogato territori, contesti e linguaggi diversi collezionando un archivio vivo di materiali e testimonianze che hanno nutrito il corpo danzante con segni e ispirazioni non solo di natura coreutica ma provenienti da vocabolari altri (arti plastiche, video, fotografia, letteratura) e da un’esperienza del mondo che si sostanzia nella relazione con luoghi e persone fuori dai contenitori convenzionali del teatro. Ne sono nate quattro differenti declinazioni, l’una interconnessa all’altra: nell’ordine un pluripremiato mediometraggio, uno spettacolo, un libro fotografico arricchito da un testo inedito di Eugenio Barba e infine un progetto di comunità che, accompagnando la fruizione dello spettacolo, prosegue e moltiplica il dialogo con sempre nuovi territori e comunità.


    In un mondo oltremodo cupo, fatto essenzialmente di rassegnazione e disagio, di domande esistenziali insolute ed estrema deprivazione, i personaggi del romanzo di Brandão, segregati all’interno della miseria più nera come i detenuti di quel carcere che sembra essere la vita, mettono in scena una lenta processione di riflessioni amare dalle quali trarre infine una legge generale che regola il caduco tragitto dell’uomo: i vivi non hanno altro scopo che morire e infine diventare humus, concime a nutrimento dei vermi e della Terra che nonostante tutto continua a girare. Scritto nel Portogallo dell’inizio del Novecento, una nazione alle prese con l’inevitabile fallimento del suo progetto coloniale, con le conseguenze di una pauperizzazione interna sempre crescente e con il disfacimento dei bei progetti della moderna urbanizzazione, I poveri è un romanzo aspro e doloroso che non lascia spazio ai buoni sentimenti né ai desideri di salvezza: gli uomini sono dannati, i poveri soprattutto, i più indigenti; sono abitanti delle latebre che stanno fuori, all’aria aperta di un cielo che pesa come un coperchio, e di quelle che stanno dentro, nell’animo di ognuno.



    Segua la vita il suo corso splendido. Sa di sogno e di ferro. E’ tenerezza, disgrazia, disperazione. Ci prende, ci trascina, ci spinge, ci riempie di illusione, ci disperde per ogni angolo del globo. Ci ammacca. Ci solleva. Ci stordisce. Ci protegge. Ci infradicia nello stesso vortice di fango. Ci uccide. Però, anche solo per un momento, ci obbliga a guardare in alto e fino alla fine rimaniamo con gli occhi intontiti. Raul Brandao



    In Elegìa delle cose perdute il paesaggio evocato dal riferimento letterario di Brandao, in bilico tra sogno e realtà, ha la forma dell’esilio, della nostalgia, della tedesca sehnsucht, della memoria come materia che determina la traccia delle nostre radici e identità e, al contempo, la separazione da esse e il sentimento di esilio morale che ne scaturisce: sogno di ritorni impossibili, rabbia di fronte al tempo che annienta, commiato da ciò che è perduto e che ha scandito la mappa del nostro viaggio interiore. Nell’indagine intorno al topos dell’esilio, si racconta, oltre il suo significato geografico, la condizione morale che riguardi chiunque possa sentirsi estraneo al mondo in cui vive, collocandolo in uno stato di sospensione tra passato e futuro, speranza e nostalgia. Il desiderio che questa condizione reca in sé non è tanto il desiderio di un’eternità immobile quanto di genesi sempre nuove e di un luogo che resta, un luogo dove essa si anima di una rinascita che è materia viva, e aiuta a resistere, a durare, a cambiare. I quadri che compongono la narrazione diventano la mappa di un viaggio nei luoghi (interiori) dei personaggi de Os Pobres: figure derelitte e però goffe al limite del clownesco, accomunate dal medesimo sentimento di malinconica nostalgia e desiderio di riscatto. Lo spazio che intercorre tra l’osservatore e queste storie (e tra queste storie e il sogno condiviso cui tendono) è una lontananza dal sapore leopardiano, la misura di un finibusterrae che è senso di precarietà, di sospensione nel vuoto, una grottesca parata di figure in transito, come clown di un teatro popolare che fiorisce da un anelito comune, che non ha bisogno di orpelli per accadere, che si racconta ovunque, in un prato, in un vicolo, un cortile, un qualunque luogo di vita (M. Augé), una stazione di posta di fronte al giorno che finisce, con i suoi orizzonti, le sue lontananze, i desideri proiettati al domani e i punti di fuga. Corpi e paesaggio dialogano in questa elegìa del vuoto che rimane, si riconoscono in un desiderio comune, una capriola del pensiero, in un incedere che è vertigine, abbandono al tempo sospeso e ciclico di un valzer, forma di una tristezza nostalgica nel suo incedere ciclico e sospeso, che chiede di essere celebrata, attraversata, dentro un desiderio non già di possesso ma di appartenenza. Ed ecco che dentro questa logica di colpo svanisce ogni idea di miseria o povertà possibile, non esiste più niente che possa essere davvero perduto.

  • Elegìa si sviluppa come processo aperto di ricerca e trasformazione, costruito attraverso residenze artistiche, pratiche di ascolto, attraversamenti territoriali, collaborazioni internazionali e dispositivi partecipativi.

    La creazione non si limita alla produzione scenica, ma si estende alla costruzione di esperienze condivise capaci di mettere in relazione artisti, comunità e paesaggi differenti. Ogni attivazione modifica il progetto stesso, generando nuove traiettorie narrative e nuovi immaginari.

    Il lavoro intreccia dimensione coreografica, ricerca visiva e relazione umana, lasciando emergere forme differenti in base ai contesti attraversati. In questa prospettiva, Elegìa si configura come una piattaforma poetica e relazionale capace di produrre continui slittamenti tra scena, vita, memoria e territorio.

    Tra le traiettorie sviluppate dal progetto vi sono creazioni performative, pratiche comunitarie, percorsi internazionali e produzioni audiovisive nate dall’incontro tra danza e cinema.

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  • Zerogrammi

    Festival Danza Estate - Bergamo (It)

    La meme balle – Avignon (Fr)

    La Nave del Duende - Caceres (Sp)

    Residenza artistica artisti sul territorio INTERCONNESSIONI / Tersicorea / Sardegna

    Comune di Settimo S. Pietro

    Comune di Selargius

    Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna

    Regione Sardegna

    Regione Piemonte

    Ministero della Cultura

    FONDAZIONE Banco di Sardegna

    CASA LUFT

    Ce.D.A.C Sardegna - centro diffusione attività culturali circuito multidisciplinare dello spettacolo dal vivo

    PERIFERIE ARTISTICHE - Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio - Supercinema, Tuscania

  • STATO: in corso

    AMBITI: danza contemporanea / memoria / audiovisivo / partecipazione / territorio / ricerca poetica

    FORMATI ATTIVABILI: - - -

    CONTESTI DI ATTIVAZIONE: teatri / festival / spazi urbani / luoghi naturali / comunità territoriali / contesti internazionali

    DESTINATARI: pubblico generale / comunità locali / giovani artisti / contesti culturali e formativi

    MODALITÀ: modulabile / site-specific / indoor / outdoor / partecipativo

    DURATA: variabile in relazione ai formati

    LINGUE: italiano / inglese / non verbale

    PARTNER: enti culturali / festival / reti internazionali / partner audiovisivi / comunità territoriali

    MATERIALI DISPONIBILI: dossier / teaser / film / gallery / press kit / materiali di ricerca

(...) Stefano Mazzotta mette in scena un’opera di pura poesia, sprigionata da una comunità derelitta, esiliata, portatrice d’inquietudini, di desideri, di aspirazioni, di ricerca e attaccamenti alle proprie radici, di abbandono e di speranza.

Giuseppe Distefano | Cittanuova


Elegia delle cose perdute è l’emblema di una poetica attenta alla realtà circostante. Arricchita dalle storie de “I Poveri”, uomini pervasi da mancanze e desideri dal romanzo del portoghese Raul Brandao,l’opera diventa anche sorprendentemente attuale, offrendo uno spaccato, indiretto e interessante, delle privazioni e delle speranze di oggi.

Daria Chiappe | Danzasi


Attraverso capriole del pensiero, simbolismi a volte blandi a volte duri come consunte suole di scarpe sotto i denti, l’Elegia delle cose perdute ricuce sulla pelle del pubblico le amicizie, gli amori, i dissapori, le morti e le vite di questi simulacri di umanità spaiati e manchevoli.

Francesco Chiaro | Persinsala


Un clima intenso, ricco di suggestione, con corpi che dialogano fra loro e col pubblico. Una storia che si dipana fra personaggi in lotta contro un avverso destino, ma uniti dalla condivisione dell’avventura esistenziale.

Sandro Allegrini | Perugiatoday


(...) Elegìa delle cose perdute riesce con grande poesia a restituirci l’anima del libro di Brandao, delle classi povere rurali, dei semplici, ma ci ricorda anche da dove veniamo, da quale realtà povera e contadina sorga questo paese ora arrogante nel sentirsi ricco e civile, vincente anche quando cor- roso dalle miserie, totalmente sradicato perché incapace di ricordate per cosa ha combattuto e su quali ceneri è risorto.

Enrico Pastore | Il Pickwick


Incedono solennemente, con calma e rispetto, attirati dal desiderio di non essere più soli. Conmovenze delicate, quasi fragili nella loro dolcezza, danno vita a scene che si scompongono e ricompongono al ritmo di una musica e delle ambientazioni sonore che riportano ad un passato autentico, ruvido.

Letizia Mologni | Albanoarte Teatro

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